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Quando
la Titanus decise di non produrre più il film sul terremoto di Messina, Turi Vasile, che era diventato una specie di mentore per
Antonio, convinse
Goffredo Lombardo a produrre un'altra storia con la regia di Margheriti: un film innovativo che
Antonio
aveva scritto con Ennio
de Concini. Si trattava una storia di Fantascienza, un genere nuovo per l'Italia, che in
quegli anni era territorio esclusivo del mercato americano o inglese. Lombardo
accettò e produsse,
insieme alla Ultra Film, "Spacemen"
(1960), l'esordio alla regia di Antonio Margheriti. Il film venne
realizzato in tempi record, (meno di 20 giorni), e con pochissimi soldi,
ma il risultato fu sorprendente. La Titanus lo vendette subito in tutto
il mondo, e per ovvi motivi commerciali, Margheriti dovette firmarlo con uno pseudonimo
americano, come era in uso in quegli anni e come sarebbe stato fino alla
metà degli anni 90'. Antonio scelse una traduzione quasi
letterale del suo nome:
Anthony Daisies, ma lo dovette cambiare per l'uscita americana in Anthony
Dawson, e dopo
pochi anni fu costretto a trasformarlo in
Anthony M. Dawson, pseudonimo che ha poi usato in tutti i suoi film... Ma questa è una storia nota....
Dopo
"Spacemen" Antonio
Margheriti desiderava fare un film sulla preistoria, e
realizzò un altro provino di trucchi con creature preistoriche fatte in
casa da sottoporre alla Titanus. Mio padre aveva una vera e propria
passione per i vecchi capolavori sul genere, come: "The Lost
World" (1925) e "King Kong"
(1933), e una quasi
venerazione per il lavoro dei pionieri del cinema fantastico, come Ray
Harryhausen o George Pal. Ma anche questo progetto venne cestinato.
Andando a tirare le somme nei quarant'anni di carriera di Antonio, c'era
come una specie di maledizione quando proponeva un progetto
investendoci tempo e danaro, producendo lui stesso dei promo-reel, book
fotografici, oppure costruendo dei modellini e girando delle sequenze
dimostrative. Non se ne è mai fatto uno! E sono decine i film a cui ha
dovuto rinunciare per poi vederli realizzati da altri. A volte li vedeva
realizzati da registi del calibro di Steven Spielberg (che
credo sia l'unico regista al mondo che mio padre abbia mai invidiato),
ma altre volte vedeva dei film fatti male, da "registi"
sconosciuti e modesti, e quello lo faceva incavolare e soffrire.
Ma
torniamo
a "Spacemen", il film era una commistione
di vari generi, una cosa che Antonio ha sempre amato fare, un
Fanta-Western-Avventuroso condito anche da una storia d'amore che nasce
sull'astronave.
(La contaminazione dei generi nei suoi film è
stata realmente il suo marchio di fabbrica, come sostengono a ragione cinefili
e critici). Il film, seppure realizzato con mezzi modestissimi, fu un
grande
successo, e subito dopo gli venne offerto di fare un altro film
fantascientifico, sempre scritto con Ennio De Concini
e prodotto da Turi Vasile, questa volta associato alla
Lux Film: "Il pianeta degli uomini spenti" (1961) con
più soldi e attori migliori, tra cui Claude
Rains, caratterista
all'epoca molto conosciuto, (Notorius, Casablanca, L'uomo
invisibile...).Un altro
successo, sia in Italia che all'estero. La carriera di Antonio era ormai
avviata, e non si sarebbe più fermata per oltre trent'anni. Nel 1962 gli
venne offerta la sua prima grande occasione, "L'arciere
delle Mille e una notte" (1962), film prodotto dalla Titanus
per conto
della Metro Golwyn Mayer. Fu la prima produzione americana realizzata da
Antonio e stavolta con un grosso budget a disposizione. La famosa
sequenza della battaglia dei tappeti volanti, usati come bombardieri
contro i soldati nemici, costò ad Antonio non pochi sforzi, ma il
risultato lasciò sbalorditi persino i
produttori americani, tanto che alcuni anni dopo lo ricontattarono per offrirgli
la supervisione degli effetti speciali, insieme a Douglas
Trumball, di
"2001, Odissea nello Spazio" di Stanley
Kubrick, offerta che
Antonio rifiutò, per seguire degli altri suoi progetti. In realtà
fu molto tentato, ma era un film d'autore, ed Antonio non si sarebbe
sentito a suo agio, e forse temeva di non essere all'altezza per quello
che aveva intuito sarebbe stato il capolavoro della fantascienza
mondiale.
In seguito rifiutò anche
l'offerta di Dino De Laurentiis di realizzare i trucchi per il remake di
"King Kong"di
John Guillermin, per incompatibilità caratteriali con lo stesso regista. Per entrambi i film Antonio avrebbe potuto
vincere un paio di Oscar, e lo si intuiva anche prima della
realizzazione di entrambi i film,
ma lui era una persona schiva, innamorata solo del lavoro, e non dava
importanza ai riconoscimenti. Diceva di non essersi mai pentito della
sua scelta. (e chissà, forse era anche vero).
Inoltre
non amava realizzare trucchi per altri registi, per il semplice motivo
che voleva essere padrone al cento per cento della sequenza ed unico
giudice di tutte le sue scelte. A parte i suoi inizi, infatti realizzò
i trucchi solo per pochi registi con cui aveva un rapporto di amicizia:
come Sergio Leone in "Giù
la Testa" , Eduardo De Filippo in "Spara
forte, più forte.. non ti sento" o per Aldo Lado
(ma
più per il produttore Giorgio Venturini) con "L'Umanoide".
Antonio
voleva essere libero di fare un film interamente a modo suo, decidendo tutto, dalla storia al cast,
alle scenografie, ai costumi, agli immancabili effetti speciali,
rinunciando anche a film migliori ma con produttori troppo
"padroni" o "autori" inamovibili. Infatti, nel periodo dal
1960 al 1996, Antonio Margheriti si è sempre imposto sul mercato con i suoi film,
a volte con storie fragili e quasi inesistenti, ma sempre arricchiti
dalla sua
fantasia e dai mirabolanti trucchi, film concepiti per far ridere, sognare,
sbalordire, o spaventare, e molti destinati ad entrare nella storia del cinema.
Nel
1963, dopo le esperienze con la Fantascienza, il Peplum, e il Fantasy, viene offerto ad Antonio di
cimentarsi con un altro genere cinematografico, molto in voga in quegli
anni, l'Horror-Gotico. Il suo amico regista Sergio
Corbucci, per cui
aveva fatto alcuni trucchi in passato, gli passa un film che era stato
scritto per lui, ma che non poteva fare a causa di altri impegni. Era una
storia scritta da Bruno Corbucci e Giovanni
Grimaldi, e aveva come
interprete Barbara
Steele, icona assoluta di quel genere cinematografico e che aveva appena finito
"La Maschera del
Demonio" per la regia di Mario Bava. Il problema è che il film andava fatto
subito, quasi senza preparazione, a causa dei contratti di distribuzione
esistenti e per poter sfruttare, prima che venissero smontate, le
scenografie de: "Il Monaco di Monza" un film proprio di
Sergio
Corbucci con Totò. (Spesso erano
questi i motivi per cui i produttori si lasciavano convincere a fare un film, per risparmiare su alcune
costruzioni o fare dei recuperi di costumi e arredamenti, è squallido e
denigrante, ma era così che ragionavano i produttori italiani
all'epoca, e adesso è anche peggio. NdA)
Antonio lesse
subito il copione, forse uno dei migliori che gli capitò mai tra le mani, ed
accettò l'offerta, realizzando quello che a detta di tutti rimane
il suo capolavoro: "Danza
Macabra" (1963). Il film venne girato in sole due
settimane, utilizzando tre o quattro macchine da presa, e correndo da un
set all'altro, senza dare un attimo di riposo nemmeno agli attori, e
nonostante tutto venne un capolavoro. Del resto, uno dei migliori
insegnamenti che ho avuto da mio padre, è che: "lavorare
velocemente non vuol dire lavorare male, al cinema nulla è impossibile,
si può fare qualsiasi cosa, basta avere le idee chiare, sapere
esattamente cosa si vuole, avere in testa il montaggio finale del film e
non girare nulla di superfluo; non serve fare tutta la scena ripetuta
dieci volte per dieci inquadrature diverse, se si decide di usare di un
primo piano una sola battuta, si gira esclusivamente quel
pezzettino..." e Antonio
le idee chiare le aveva davvero, unite a un'incredibile e assoluta
padronanza del "mezzo" cinematografico. Arrivava la mattina
alle otto sul set ed in dieci minuti ti aveva spiegato tutte le quaranta
o cinquanta inquadrature che avremmo realizzato quel giorno "alle
otto e venti saremo pronti per fare questa inquadratura... e alle otto e
quaranta quest'altra..." e vi giuro che ci potevate rimettere
l'orologio. Comunque non era facile lavorare con lui, sul set era
molto "tosto", alzava spesso la voce e litigava con tutti, ma
per poi farci la pace subito dopo. Tanto era sereno e simpatico nella
vita, quanto era duro e deciso sul lavoro. Una specie di dottor Jeckill
e Mr. Hyde, bastava fargli vedere una macchina da presa per assistere
alla sua trasformazione. Ma era il suo carattere, non lo faceva con
intenzione, ma
per senso di responsabilità, il lavoro per lui veniva prima di ogni
altra cosa, e quando si infuriava era perché qualcosa non funzionava
bene. Lavorare con lui era estremamente faticoso e stressante, ma
bastava anche un solo film per imparare più cose che in un corso di
cinematografia di due anni.
Nonostante
Antonio si sia cimentato con tutti i generi possibili, dando il meglio di sé in tutti quanti, la Fantascienza ed il Fantasy erano in assoluto i suoi generi
preferiti. Alla fine degli anni sessanta, decise di tentare anche
la strada della produzione e fonda una sua società: la Edo
Cinematografica, (usando l'abbreviazione del mio nome) con la quale
co-produce uno dei suoi migliori film: "Contronatura"
(1969). Subito dopo, tenta di conquistare il mercato
Internazionale
anche come produttore, mettendo sul tavolo un poker d'assi formato da:
una Commedia Fantastica in perfetto stile Disney; l'attore
Dean Jones,
icona del cinema Disneyano di quegli anni con "il Maggiolino tutto
matto"; un cane addestrato identico a quello usato in "Geremia
Cane Spia", e la sua regia condita sempre da mirabolanti
effetti
speciali. Riesce a procurarsi dei buoni contratti con un distributore
americano, un produttore tedesco ed uno francese, e finalmente può dare
il via alla produzione de: "L'inafferrabile,
Invincibile Mr. Invisibile" (1970). Una simpatica
commedia per ragazzi, che racconta la storia di uno scienziato che,
casualmente, beve una pozione per l'invisibilità, e vive una serie di
spassose avventure. Nella doppia veste di produttore-regista, Antonio
non si fa mancare nulla, ed il film ha un costo altissimo paragonato al
periodo. Per una serie di ritardi nelle consegne, o forse per un tipo di
comicità troppo mediterranea, il distributore americano si tirò
indietro, recedendo dal contratto e costringendo Antonio a svendere il
film a terzi per poterlo completare. Peccato, perché il film risultò
molto carino ed ebbe un discreto successo in giro per il mondo, ma
Antonio era stato costretto a cedere tutti i suoi diritti. Fu difficile
rimettersi in piedi, dopo un colpo che gli era costato oltre seicento
milioni di lire, ma Antonio non si perse d'animo. Abbandonò le sue
velleità di produttore e si mise subito al lavoro, realizzando entro
pochi mesi "Nella stretta morsa del
Ragno" (1971) remake del suo capolavoro gotico del
(1963), "Danza Macabra".
Con questo film Antonio aggiunse un altro record al suo "Guinness
dei primati": era l'unico regista al mondo ad aver rifatto se
stesso. Contrariamente a quanto succede di solito, questo film venne
considerato da alcuni critici addirittura superiore al primo, cosa
che invece Antonio ha sempre negato. .. (Segue..)
Continua:
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