Segue
da: [Pagina 2]
Negli
anni settanta Antonio Margheriti dirige molti film, e tra i più vari, Commedie,
Western, Thriller, Commedie erotiche, Fantastici, Horror, Grotteschi,
Polizieschi e Avventurosi, inserendo in tutti quanti i suoi trucchi.
Verso la metà degli anni settanta ho cominciato a seguirlo nella
realizzazione proprio degli effetti speciali, costruendo per lui i vari
modellini, cosa per cui mi aveva segretamente allevato fin da piccolo. Sono innumerevoli i treni che abbiamo fatto
esplodere, ponti, palazzi, aerei, elicotteri, dighe e centrali
elettriche. (leggendo queste righe sembra quasi che
fossimo dei terroristi).
Antonio
era un mago nel girare le sequenze di modellini, aveva un gusto ed una
tecnica di inquadratura che li rendeva veri. Negli anni abbiamo
realizzato trucchi che riuscivano a tenere testa a
quelli dei film americani prodotti con finanziamenti dieci volte
superiori ai nostri, o almeno gli tenevamo testa fino all'avvento dei
nuovi programmi per Computer Grafica. A quel punto ci
siamo dovuti arrendere, anche se un buon trucco realizzato "in
diretta" a volte ha quel velo di imperfezione nell'immagine che lo
rende più reale delle asettiche immagini digitalizzate, e poi c'è
l'emozione, noi ci emozionavamo sempre davanti ad un effetto speciale se
si sentiva che era reale, invece davanti ad uno schermo dove si davano
battaglia due orde di cartoni animati, non riuscivamo proprio ad
immedesimarci. "E' molto più emozionante un mediocre modellino di
astronave attaccato ai fili, che non un'intera città sospesa nel cielo se si
intuisce che è solo un disegno animato", ed è vero.
I nostri
modellini hanno sempre funzionato, (e sareste
sorpresi nello scoprire che anche in molte scene normalissime, tipo il
passaggio di un treno al tramonto, il volo di un elicottero su un
villaggio, o il passaggio di un'auto di notte, a volte erano dei
modellini) perché erano in scala molto più
grande di quelli usati normalmente, e questo per vari motivi: come la maggior cura che si può prestare ai dettagli,
o l'utilizzo di falegnami invece di micromodellisti, ma il motivo
principale è molto più tecnico e correlato alla velocità delle
macchine da presa, alla grandezza delle fiamme, delle esplosioni o
delle gocce d'acqua, che non sono miniaturizzabili a proprio piacimento.
Quante volte avete visto modellini di navi colpite da spruzzi
d'acqua che nella realtà sarebbero grandi come camion o da gocce
paragonabili a palloni da calcio? I nostri modelli erano in scala 1:6 o
al massimo 1:8, e reggevano il confronto con la realtà. Non ho mai capito perché molti altri tecnici di effetti
speciali si ostinavano a lavorare con treni in scala 1:24 o anche più
piccoli, ricordo quando andammo al cinema con Antonio a
vedere "Cassandra Crossing", un film di vari milioni di
dollari rovinato al finale da un pessimo modellino di treno che
precipita da un ponte finto fino all'inverosimile. (non
me ne voglia il realizzatore, che sicuramente potrà vendicarsi
criticando qualcuno dei nostri trucchi riusciti meno bene).
Antonio
Margheriti,
oltre ai modellini ha avuto un'altra passione, che era diventata una
specie di mania: le
Filippine. In assoluto è stato il paese dove ha lavorato meglio e di più che nel resto del
mondo, realizzando a Manila e nei dintorni della cittadina di Pagsanjan, dodici film
nell'arco di dieci anni. Non c'era altro posto dove Antonio preferisse
lavorare, abbiamo portato nelle Filippine anche film che non c'entravano
niente, vi abbiamo fatto il Vietnam, la Cambogia, il Brasile, i Caraibi,
il Laos, l'Ameirca Latina, e perfino finto di essere negli Stati Uniti.
La prima volta fu nel 1980, per un film sulla guerra del Vietnam: "L'ultimo
Cacciatore" realizzato poco dopo che Francis Ford Coppola vi aveva
girato "Apocalypse Now". Antonio si innamorò di quei
posti e della gente che li abitava, persone semplici e volenterose, sempre
pronti a regalarti un sorriso. Poco dopo avervi fatto un paio di film,
venne subito imitato da altri produttori e registi, e per
un decennio, le Filippine si sono trasformate in una specie di surrogato
di Cinecittà, vedendo arrivare film di
Ruggero Deodato, Lucio
Fulci, Bruno Mattei, Ignazio Dolce, e altri registi italiani con i
film più disparati.
Ma, come disse proprio
Lucio Fulci, era Antonio Margheriti
l'unico "Imperatore delle Filippine". Negli ultimi anni non
era più riuscito a tornarci, perché il mercato era saturo di
film fatti tutti negli stessi posti e si era stancato, procurando un
grosso dispiacere ad Antonio.
Sono
molti i film che ha diretto Antonio Margheriti, quasi sessanta, ma
altrettanti sono quelli che avrebbe voluto fare, e che non è riuscito a
realizzare.
Nel
1977 si trovava in America per un film che aveva appena terminato: "Killer
Fish, l'agguato sul Fondo"(1977) girato interamente in
Brasile, e andò al cinema a vedere "Guerre Stellari" di
George Lucas. Quando tornò a Roma aveva deciso di voler tornare alle
origini, e dirigere un film di fantascienza. Scrisse insieme allo
sceneggiatore americano Kit Carson, all'epoca marito di
Karen
Black, una straordinaria sceneggiatura ispirandosi, in versione
futurista, a "Stage Coach - Ombre Rosse" il mitico
western di John Ford. Una storia che si adattava perfettamente ad un
mondo pionieristico in un lontano futuro, dove coloni terrestri
viaggiavano a bordo di diligenze spaziali tra vari pianeti delle nuove
colonie. Così nacque "Space Coach",
dove gli indiani erano alieni,
cacciati
dai loro territori e perseguitati dai nuovi coloni che infestavano ormai
anche il cosmo. Antonio passò oltre un anno a preparare il progetto per
la Promer Film, e vennero fatti anche disegni delle scenografie e
bozzetti delle varie astronavi. Si costruirono perfino dei modellini per
realizzare un piccolo promo di trucchi spaziali, ma fu tutto inutile.
Come ho detto precedentemente, nella migliore tradizione di Antonio
quando si gettava con decisione su un progetto, questo veniva abbandonato.
Provò
altre innumerevoli volte a realizzare questo film, ma sempre con esito
negativo, forse perché era una storia troppo bella ed innovativa per la
produzione Italiana che ormai si era adagiata sui progetti sicuri,
interamente finanziati dai network televisivi, oppure su film di basso
costo a seguire filoni già consolidati. Altri film non fatti che fecero
soffrire mio padre, furono: "Lions in the
Evening" un bellissimo film d'avventura tratto da un romanzo
ed ambientato in Africa durante la Prima Guerra Mondiale, oppure "Cayenna"
un film alla Papillon, tratto dall'omonimo fumetto di
Mandrafina; oppure
la trasposizione cinematografica di "Corto
Maltese - La Ballata del mare Salato" di Hugo
Pratt, che non riuscì a realizzare proprio per le opposizioni
dell'autore. Antonio, che era un grande amante e cultore dei
fumetti, rilascia un giorno la seguente intervista:
"Personalmente sono sempre stato un grande divoratore di fumetti e
mi sono portato dentro il fumetto tutta la vita. Sono nato con i
fumetti. Ho amato visceralmente i fumetti. Io infatti sono cresciuto con
Flash Gordon di Alex Raymond,
con l'Avventuroso, Cino e Franco, e Mandrake." Amava
tanto i fumetti che per la sua casa in campagna, decidendo di fare una
piscina, la fece costruire con l'inconfondibile sagoma di Snoopy, la
"Snoopy pool" come la chiamava lui. Nei primi anni
settanta, cercò di realizzare un film su "Mandrake"
il celebre mago, pensando di farlo interpretare a Marcello
Mastroianni.
Subì un duro colpo quando Dino De Laurentiis produsse "Flash
Gordon". Uno degli ultimi fumetti che lo aveva appassionato
fu "Il Mercenario", celebre
fumetto spagnolo di V. Segrelles, edito in Italia dalle
edizioni Lancio,
ambientato in un mondo
fantastico dal sapore medioevale, dove cavalieri in armatura cavalcano enormi draghi
volanti.
Ma
i film non fatti sono decine, oltre quelli già menzionati c'erano: "Le
Piratesse" un film su donne corsaro che imperversavano nel
Mar dei Caraibi, oppure "Il Fantasma del
Pirata Barbariccia" un
altro film sui filoni Disney; un film sulle avventure di "Simbad
il marinaio", una versione de "Il
Barone di Munchausen", un rifacimento de "Il
Mondo Perduto", prima che lo facesse Spielberg, il terzo
remake di Danza Macabra ma realizzato nel futuro a bordo di
un'astronave, oppure "Spacy"
una specie di ET alla rovescia, dove un bambino terrestre viene salvato
dagli extraterrestri; Un film su "Carmilla"
racconto horror di Le Fanu, storia di una vampira che Antonio
voleva ambientare nelle Filippine durante la rivoluzione contro gli
spagnoli; o ancora un rifacimento di "Capitani
Coraggiosi", o la regia della miniserie TV tratta dai
romanzi di Wilbur Smith "Il settimo
Papiro" che venne realizzata ma con un regista inglese Kevin
Connors; a "The
Time Warrior" la prima avventura di una trilogia fantasy
scritta da me.
L'ultimo progetto che non è riuscito a realizzare è stata "Le
Cadette" una
miniserie sull'ingresso delle donne nella Marina Militare Italiana, una specie
di Classe di Ferro al femminile, che sarebbe stata prodotta da
Turi Vasile, con la Laser
Film, per Mediaset.
Un'intera vita passata a lavorare e a
tentare di farlo: sempre attivo, alla ricerca di nuove idee,
di nuovi trucchi, di nuove tecniche, di film da fare per divertirsi, per
impegnarsi, per rimanere vivo.
Mi piace pensare che mio padre si sia finalmente riunito ai
suoi amici di sempre: Sergio Leone, Mario Bava, Sergio Corbucci, Riccardo
Pallottini, Otello Colangeli, con i suoi attori preferiti... e che in un
paradiso del cinema, stiano continuando a divertirsi facendo i loro film, a modo loro....
Edoardo
Margheriti