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Addio al Maestro del Fantasy Italiano

Di Davide Pulici

(Articolo apparso sulla rivista "Nocturno cinema" n° 6 del Dicembre 2002)

Alla vigilia di un omaggio che il festival di Torino si accingeva ad offrirgli, si è spento a Roma il regista  Antonio Margheriti, promotore della fantascienza italiana su grande schermo  e grande artefice del cinema avventuroso.

 

Sono stanco dei "coccodrilli, stanco delle parole seminate a vanvera, della brutta retorica degli elogi funebri, che pure ebbero un tempo dignità letteraria, mentre oggi riescono solo superficiali e deprimenti. Anche Margheriti se n'è andato; era purtroppo nell'aria questo lutto, ce l'attendevamo, e da coppa a ciglio, sui forum o nelle discussioni private, altro non mi è capitato di raccogliere che banalità sotto vuoto spinto - pure queste attese. I fan lamentano la perdita del pioniere della sf italiana, e giù con: "Un grande artigiano (il termine suona ormai come un insulto: basta, basta, basta!); ma quanto era bravo con i modellini; aveva persino lavorato come consulente per Kubrick in 2001 Odissea nello spazio; i giornali non gli dedicheranno nemmeno un trafiletto, che tempi! Speriamo che almeno Fuori orario gli renda la memoria che merita".  Se Amarcord esistesse ancora avrebbe epigrafato - ma qualcun'altro l'avrà fatto sicuramente: "Che l'Italica terra ti sia lieve, caro Antonio"... E invece i giornali l'epicedio gliel'hanno scritto. Non so altrove, ma sul Corsera Giovanna Grassi ne ha siglato uno che faceva venire - a dir poco - il latte alle ginocchia. C'è da scusare l'autrice con la clemente supposizione che di Margheriti non abbia mai visto un fotogramma. Anche Ghezzi e compari l'hanno onorato: la notte del 6 novembre, nel cuore del silenzio conticiniale, con qualche minuto d'interviste d'annata, mi dicono quei pochi che erano ancora svegli a seguire il palinsesto, verosimilmente inzeppato dalle solite puttanante underground.   Ecco qua: mi accorgo di essere caduto anch'io, adesso, nella trappola del livore senza senso. Ok, rewind: riavvolgiamo il nastro... Non ho mai avvicinato Margheriti, ma l'impressione che ho sempre avuta di lui era quella di un uomo modesto, tutt'altro da alcuni di quei vecchi registi italiani bauscia di cui - noi di Nocturno con altri, noi più di altri - abbiamo contribuito in questi anni a costruire il mito. Ancora di recente, nell'intervista filmata fattagli dagli americani per il dvd del suo Apocalisse Domani, Margheriti si dimostrava cauto nel venire a patti con i propri meriti, che pure sono cospicui; lasciamo stare che inventò la fantascienza e il Vietnam-movie, ma corroborò le lagne del gotico in decadenza con iniezioni di salutare morboso (fu tra i pochi al mondo ad aver girato un remake, Nella stretta morsa del ragno, dieci volte superiore all'originale Danza Macabra, che già gli apparteneva) e toccò in fuga il noir (Con la rabbia agli occhi e Controrapina, una pellicola alla quale Margheriti era legatissimo) incidendovi un segno che attende di essere apprezzato appieno. L'ultimo lavoro come effettista, Virtual Weapon, era passato al Mifed qualche anno fa e lo vedemmo con piacere e nostalgia. La sua filmografia, peraltro, riserva ancora sorprese in territori imprevisti: quando un giorno verrà alla luce, la coppia di decamerotici gemelli che girò con guizzi fantastici: Finalmente le Mille e una notte e Novelle galeotte d'amore, sono certo che ci delizierà. E se proprio si vuol tirare in ballo Kubrick, andate a rileggere quel che un tempo scrisse Pezzotta su queste pagine dei "furti" di Shining da Contronatura. Il suo cognome tradotto in latino significa "perla": nolite mittere margaritas ante porcos.

Davide Pulici            

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Sito aggiornato al: 01 gennaio 2005