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Alla vigilia di un omaggio che il festival di Torino si accingeva ad
offrirgli, si è spento a Roma il regista Antonio
Margheriti, promotore
della fantascienza italiana su grande schermo e grande artefice
del cinema avventuroso.
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Sono stanco dei "coccodrilli, stanco delle parole seminate
a vanvera, della brutta retorica degli elogi funebri, che pure
ebbero un tempo dignità letteraria, mentre oggi riescono solo
superficiali e deprimenti. Anche Margheriti se n'è andato; era
purtroppo nell'aria questo lutto, ce l'attendevamo, e da coppa a
ciglio, sui forum o nelle discussioni private, altro non mi è
capitato di raccogliere che banalità sotto vuoto spinto - pure
queste attese. I fan lamentano la perdita del pioniere della sf
italiana, e giù con: "Un grande artigiano (il termine suona
ormai come un insulto: basta, basta, basta!); ma quanto era bravo
con i modellini; aveva persino lavorato come consulente per
Kubrick in 2001 Odissea nello spazio; i giornali non gli
dedicheranno nemmeno un trafiletto, che tempi! Speriamo che almeno
Fuori orario gli renda la memoria che merita".
Se Amarcord esistesse ancora avrebbe epigrafato - ma
qualcun'altro l'avrà fatto sicuramente: "Che l'Italica terra
ti sia lieve, caro Antonio"... E invece i giornali l'epicedio
gliel'hanno scritto. Non so altrove, ma sul Corsera
Giovanna Grassi ne ha siglato uno che faceva venire - a dir poco -
il latte alle ginocchia. C'è da scusare l'autrice con la clemente
supposizione che di Margheriti non abbia mai visto un fotogramma.
Anche Ghezzi e compari l'hanno onorato: la notte del 6 novembre,
nel cuore del silenzio conticiniale, con qualche minuto
d'interviste d'annata, mi dicono quei pochi che erano ancora
svegli a seguire il palinsesto, verosimilmente inzeppato dalle
solite puttanante underground. Ecco qua: mi accorgo di
essere caduto anch'io, adesso, nella trappola del livore senza
senso. Ok, rewind: riavvolgiamo il nastro... Non ho mai avvicinato
Margheriti, ma l'impressione che ho sempre avuta di lui era quella
di un uomo modesto, tutt'altro da alcuni di quei vecchi registi
italiani bauscia di cui - noi di Nocturno con altri, noi più di
altri - abbiamo contribuito in questi anni a costruire il mito.
Ancora di recente, nell'intervista filmata fattagli dagli
americani per il dvd del suo Apocalisse Domani, Margheriti
si dimostrava cauto nel venire a patti con i propri meriti, che
pure sono cospicui; lasciamo stare che inventò la fantascienza e
il Vietnam-movie, ma corroborò le lagne del gotico in decadenza
con iniezioni di salutare morboso (fu tra i pochi al mondo ad aver
girato un remake, Nella stretta morsa del ragno, dieci
volte superiore all'originale Danza Macabra, che già gli
apparteneva) e toccò in fuga il noir (Con la rabbia agli occhi
e Controrapina, una pellicola alla quale Margheriti era
legatissimo) incidendovi un segno che attende di essere apprezzato
appieno. L'ultimo lavoro come effettista, Virtual Weapon,
era passato al Mifed qualche anno fa e lo vedemmo con piacere e
nostalgia. La sua filmografia, peraltro, riserva ancora sorprese
in territori imprevisti: quando un giorno verrà alla luce, la
coppia di decamerotici gemelli che girò con guizzi
fantastici: Finalmente le Mille e una notte e Novelle
galeotte d'amore, sono certo che ci delizierà. E se proprio
si vuol tirare in ballo Kubrick, andate a rileggere quel che un
tempo scrisse Pezzotta su queste pagine dei "furti" di Shining
da Contronatura. Il suo cognome tradotto in latino
significa "perla": nolite mittere margaritas ante
porcos.
Davide
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