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Antonio Margheriti .com

 

 

 

 

 

 

"Killer Fish, l'agguato sul Fondo"

"Killer Fish"

USA / Francia / Italia - (1977)

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Antonio viene contattato ancora una volta da Carlo Ponti per questa grossa produzione franco-americana in associazione con Lord Lou Grade: "Killer Fish, l'agguato sul fondo", un action movie a sfondo orrorifico, destinato al mercato televisivo statunitense e a quello cinematografico per il resto del mondo. Per la previsione di sfruttamento solo televisivo i produttori americani avevano voluto un attore di forte richiamo per l'audience, e la scelta era caduta su Lee Majors, all'epoca molto famoso per la fortunata serie TV "Six Million Dollars Man" ("L'uomo da sei milioni di dollari" o "L'uomo bionico"). 

Le riprese  vennero effettuate interamente in Brasile, ad Angra dos reys, una amena località balneare vicino ala spiaggia con una modernissima struttura alberghiera e con un bacino artificiale nelle vicinanze. Il film venne girato quasi tutto in ambienti dal vero, mentre la diga venne fatta costruire dallo scenografo Francesco Bronzi

 

Il cast era molto ricco e tutto americano: oltre a Lee Majors, c'erano James Franciscus (altro nome voluto dalla televisione americana, in quanto protagonista di un'altra fortunata serie TV), Karen Black (fortemente voluta da Antonio con cui aveva appena girato "The Rip Off" ("Controrapina"), e poi due bellissime donne: Marisa Berenson e Margeaux Hemingway (entrambe molto sfortunate, Marisa Berenson subì un grave incidente d'auto durante le riprese del film e rischiò di rimanere sfigurata, e Margeaux Hemingway che alcuni anni dopo si tolse tragicamente la vita). Oltre questi grossi nomi del cinema e della televisione c'erano altri ottimi attori anche se meno conosciuti a livello internazionele: Gary Collins, o la stella del football Dan Pastorini, fino allo straordinario caratterista Roy Brocksmith.

 

Una piccola parte delle riprese venne effettuata in Italia, come le riprese del furto iniziale, girate  nella struttura del Gasometro di Roma, e parte delle riprese subacquee nel lago di Bracciano, oltre a tutti i complessi trucchi di cui il film era pieno: i Front Projection delle controfigure che attraversano la miniera in mezzo a gigantesche esplosioni durante il furto; il modellino del battello in preda alla tempesta; il crollo della diga con l'immane massa d'acqua che fuoriesce; l'incidente del piccolo aereo privato che precipita nel mezzo della giungla; oppure gli attacchi dei voraci pesci assassini, realizzati utilizzando del materiale di repertorio per alcune scene e per altre alcune centinaia di piranha imbalsamati acquistati proprio in Brasile e che legati a sottilissimi fili di nylon, venivano fatti volare in mezzo a due vasche di plastica trasparente piene d'acqua e con ricostruzioni dei fondali.

 

Nello stesso periodo Joe Dante stava girando il suo film "Piranha", per cui non si poté, una volta tanto, accusare Antonio di avere con "Killer Fish" copiato un film o essersi agganciato ad un filone di successo.

Edoardo Margheriti

 

Scheda Tecnica

 

Titolo

Killer Fish - L'agguato sul fondo

Altri Titoli

Treasure of the Piranha - Killer Fish (USA) - L'invasion des Piranhas (Fra)

Genere

Avventura - Thriller

Anno di Produzione

1977

Durata

93'

B/N - Colore

C

Distribuzione

Titanus - Fox

Produzione

Laser film - Victoria Film - Filmar do Brasil

Regia

Antonio Margheriti (Anthony M. Dawson)

Soggetto

Giovanni Simonelli 

Mark Princi

Sceneggiatura

Michael Rogers

Fotografia

Alberto Spagnoli

Scenografie

Francesco Bronzi

Montaggio

Roberto Sterbini

Musiche

Guido De Angelis 

Maurizio De Angelis

Cast

Lee Majors

Ruolo

Bob Lasky

Karen Black

Kate

James Franciscus

Paul Diller

Marisa Berenson

Ann

Margeaux Hemingway

Gabrielle

Gary Collins

Tom 

Charlie Guardino

Lloyd

Dan Pastorini

Hans

Frank Pesce

Warren

 

Trama

di: Edoardo Margheriti

Una banda di rapinatori internazionali mette a segno un clamoroso colpo nel caveau di una miniera di diamanti, dopo aver causato una serie di attentati nell'impianto stesso, riescono a fuggire. Il bottino viene chiuso in sacche impermeabili e nascosto nelle profondità di un lago artificiale, dove Paul Diller, il capo della banda, aveva precedentemente allevato in segreto una moltitudine di Piranha, pesci carnivori ed estremamente aggressivi, per evitare che qualcuno del gruppo si facesse venire la tentazione di fregarlo. E puntualmente questo accade, tutti quelli che tentano di recuperare il tesoro vengono attaccati e sbranati dai voraci pesci assassini. Dopo una serie di contrattempi ed incidenti, anche Paul Diller verrà ucciso dai Piranha, e sarà l'ultimo superstite del gruppo, Bob Lasky, esperto scassinatore ed esperto subacqueo, a recuperare i diamanti aiutato da una donna, abile doppiogiochista, che si era finta donna e complice di Paul Diller. Sembrerebbe tutto  finito, ma Bob avrà l'amara sorpresa di essere stato fregato a sua volta dalla bella e scaltra truffatrice.

Curiosità e Racconti

Durante le riprese di "Killer Fish" la struttura alberghiera che ospitava la troupe e dove venivano effettuate anche le riprese, venne squassata da un violentissimo uragano che durò per un paio di giorni. Antonio ne approfittò per cambiare subito la sceneggiatura aggiungendo l'uragano anche nel film, e girò del materiale incredibile, dove la furia degli elementi fa volare i tavoli e gli ombrelloni della piscina, distrugge gli alberi e i tetti dei bungalow con un vento ad oltre duecento chilometri orari. Tutte le riprese dell'uragano vennero fatte dal vero, al sicuro dall'interno dell'albergo. 

Antonio spesso approfittava degli eventi naturali o di eventi occasionali per girare delle scene da inserire nel film variando il copione, ad esempio durante "Tornado" nelle Filippine ci fu un grosso incendio in una delle foreste pluviali in cui giravamo, e con tutta la troupe corremmo a girare dei pezzi straordinari, con i soldati che attraversano una giungla devastata dal napalm, oppure su "The Commander" un tifone che attraversò la zona dove stavamo girando, ed anche lì Antonio non perse l'occasione di girare una sequenza mentre il vento spazzava via le cime degli alberi.

Edoardo Margheriti 

 

Recensioni

di:  Corrado Artale

Dopo i fasti al botteghino de "Lo Squalo", il filone eco-thriller si è arricchito con una mole sconfinata di titoli che riprendono la fobia per l’acqua e quanto vi si nasconde: "Piranha", "L’Orca assassina", "Barracuda", "Tentacoli", "Tintorera", "L’Ultimo squalo"… 

 

"Killer Fish" si inserisce solo parzialmente nel filone, riprendendo il canovaccio affrontato da Joe Dante con "Piranha". Ma le scorribande sanguinarie dei pesciolini zannuti fanno in realtà da sfondo ad un action nella migliore tradizioni dell’avventuroso esotico nostrano, fra gangsters, avventurieri e splendide fanciulle poco vestite. Infatti il lago in cui si trovano intrappolati i protagonisti alla mercé dei piranha, custodisce nei suoi fondali il bottino di una rapina, e le acque sono infestate dai "serrasalmus nattereri" rompitasche per volontà del capobanda, che non si fida neppure dei suoi complici (giustamente, perché il primo a lasciarci le penne è proprio uno dei banditi, deciso a fregare i compagni e tenersi il malloppo)

 

Sebbene fedele alle leggi canoniche dei film d’avventura d’ispirazione americana il plot non lesina sul gore, regalandoci la memorabile sequenza di un fotografo letteralmente sbudellato dai morsi dei piranha. I trucchi sono a volte un po’ ingenui (si avverte la mancanza di mezzi con cui spesso si trovavano a fare i conti gli artigiani del nostro cinema popolare), ma non privi d’una robusta efficacia (in fondo, pure Joe Dante faceva ricorso a sagome di cartapesta ed effettacci sonori per simulare gli attacchi dei pesci! Non per niente produceva Corman…)

 

La volontà di seguire le orme delle produzioni di genere d’oltreoceano è manifesta nella scelta del cast: dal divo televisivo Lee Majors all’indimenticato interprete di tanti cult nostrani, James Franciscus; e le partecipazioni femminili  non sono da meno, regalandoci una bella interpretazione di Karen Black, indimenticabile reginetta del cinema horror anni 70. Da segnalare le grazie muliebri di Marisa Berenson e Margaux Hemingway, che nella prima metà degli anni 80 godette di una certa popolarità prima di andare incontro all’oblio e alla tragica conclusione della propria esistenza.

 

Recensione di:  Corrado Artale

 

Recensioni

di:  Marco Tetsuo

Esiste una sottile linea di demarcazione che divide trash, cinematografia di genere e b movie: se il primo è comunemente sforzato e di pessimo gusto, il discorso si complica andando ad analizzare le ultime due tipologie d’opera filmica. Il film di genere si distingue sempre per una re-interpretazione, a sua modo oltraggiosa, di un canovaccio pre-esistente, andando spesso a creare nuovi spunti originali e innovativi. A questo genere fanno parte, per esempio, una lunga serie di poliziotteschi all’italiana che, partendo dallo stereotipo dell’agente di polizia ingabbiato in leggi e costrizioni che non sente sue (un esempio su tutti: i film interpretati da Clint Eastwood), arrivano a sviluppare noir cupi e animati da una selvaggia esibizione della violenza, a suo modo estrema anche per i nostri anni. Circoscriviamo a questa categoria anche i seminali spaghetti western e tutto il filone splatter-horrofico.

 

Parlando di B movie abbiamo invece opere di produzione cinematografica che, con la speranza di sbancare il botteghino, cercavano in tutto e per tutto di emulare una certa cinematografia ipertrofica proveniente d’oltreoceano. Sopperendo alla mancanza di fondi con un bagaglio d’esperienza artigianale assolutamente strabordante. Proprio in questo filone possiamo catalogare il grandissimo Antonio Margheriti, professionista indiscusso e apprezzatissimo.

 

Questo “Killer Fish” potrebbe benissimo essere il prototipo di tutta la sua produzione cinematografica: durante la durata dell’opera possiamo trovare tutto quello che più appassionava il pubblico di quegli anni, così rosei per la cinematografia italica. C’è lo spettacolare furto alla James Bond, con tanto di fuga tra gigantesche esplosioni, l’attacco degli animali assassini, il richiamo al cinema catastrofico, citato con l’uragano presente a metà del film. Il tutto imperlato da effetti speciali assolutamente spettacolari, pur nella loro ingenuità. E non fa nulla se a volte si capisce che i magazzini che stanno esplodendo sono grandi quanto la scrivania su cui sto scrivendo. Del suo talento indiscusso se n’era accorto anche un grande maestro come Sergio Leone, che era solito affidargli le scene più spettacolari dei suoi film. Tanto per far capire con chi abbiamo a che fare.

 

Il lungometraggio ha un gran ritmo, ottimi interpreti, una fotografia stupenda e si lascia vedere come il più commerciale dei blockbusters, con la differenza di essere stato girato 27 anni fa, con tempi di lavoro ristrettissimi e con budget inesistente. Personalmente l’unico esempio di una tale produttività ed elasticità mentale (nel senso d’adattabilità) che riesco a trovare nei nostri giorni è il nipponico Takashi Miike, un uomo capace di girare anche 10 film in un anno, senza sbagliare un colpo (o quasi, lo ammetto).

 

Marco Tetsuo

                  

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