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Antonio
viene contattato ancora una volta da Carlo Ponti per questa grossa
produzione franco-americana in associazione con Lord Lou Grade: "Killer
Fish, l'agguato sul fondo", un action movie a sfondo
orrorifico, destinato al mercato televisivo statunitense e a quello
cinematografico per il resto del mondo. Per la previsione di sfruttamento
solo televisivo i produttori americani avevano voluto un attore di forte
richiamo per l'audience, e la scelta era caduta su Lee
Majors, all'epoca molto famoso per la fortunata serie TV "Six
Million Dollars Man" ("L'uomo
da sei milioni di dollari" o "L'uomo
bionico"). Le
riprese vennero effettuate interamente in Brasile, ad Angra dos reys,
una amena località balneare vicino ala spiaggia con una modernissima
struttura alberghiera e con un bacino artificiale nelle vicinanze. Il film
venne girato quasi tutto in ambienti dal vero, mentre la diga venne fatta
costruire dallo scenografo Francesco Bronzi. Il
cast era molto ricco e tutto americano: oltre a Lee
Majors, c'erano James Franciscus
(altro nome voluto dalla televisione americana, in
quanto protagonista di un'altra fortunata serie TV), Karen
Black (fortemente voluta da Antonio con
cui aveva appena girato "The Rip
Off" ("Controrapina"),
e poi due bellissime donne: Marisa Berenson e
Margeaux Hemingway (entrambe
molto sfortunate, Marisa Berenson subì un grave incidente d'auto durante
le riprese del film e rischiò di rimanere sfigurata, e Margeaux Hemingway
che alcuni anni dopo si tolse tragicamente la vita). Oltre questi
grossi nomi del cinema e della televisione c'erano altri ottimi attori
anche se meno conosciuti a livello internazionele: Gary
Collins, o la stella del football Dan
Pastorini, fino allo straordinario caratterista Roy
Brocksmith. Una
piccola parte delle riprese venne effettuata in Italia, come le riprese
del furto iniziale, girate nella struttura del Gasometro di Roma, e
parte delle riprese subacquee nel lago di Bracciano, oltre a tutti i
complessi trucchi di cui il film era pieno: i Front
Projection delle controfigure che attraversano la miniera in
mezzo a gigantesche esplosioni durante il furto; il modellino del battello
in preda alla tempesta; il crollo della diga con l'immane massa d'acqua
che fuoriesce; l'incidente del piccolo aereo privato che precipita nel
mezzo della giungla; oppure gli attacchi dei voraci pesci assassini,
realizzati utilizzando del materiale di repertorio per alcune scene e per
altre alcune centinaia di piranha imbalsamati acquistati proprio in
Brasile e che legati a sottilissimi fili di nylon, venivano fatti volare
in mezzo a due vasche di plastica trasparente piene d'acqua e con
ricostruzioni dei fondali. Nello
stesso periodo Joe Dante stava girando
il suo film "Piranha", per
cui non si poté, una volta tanto, accusare Antonio di avere con "Killer
Fish" copiato un film o essersi agganciato ad un filone di
successo. Edoardo
Margheriti |
Scheda
Tecnica
Titolo
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Killer Fish -
L'agguato sul fondo
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Altri Titoli
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Treasure of the
Piranha - Killer Fish (USA) - L'invasion des Piranhas (Fra)
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Genere
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Avventura - Thriller
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Anno di Produzione
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1977
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Durata
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93'
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B/N - Colore
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C
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Distribuzione
|
Titanus - Fox
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Produzione
|
Laser film - Victoria Film -
Filmar do Brasil
|
Regia
|
Antonio
Margheriti (Anthony M. Dawson)
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Soggetto
|
Giovanni Simonelli
Mark Princi
|
Sceneggiatura
|
Michael Rogers
|
Fotografia
|
Alberto Spagnoli
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Scenografie
|
Francesco Bronzi
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Montaggio
|
Roberto Sterbini
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Musiche
|
Guido De Angelis
Maurizio De Angelis
|

Cast
|
Lee Majors
|
Ruolo
|
Bob Lasky
|
Karen Black
|
Kate
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James Franciscus
|
Paul Diller
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Marisa Berenson
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Ann
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Margeaux Hemingway
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Gabrielle
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Gary Collins
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Tom
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Charlie Guardino
|
Lloyd
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Dan Pastorini
|
Hans
|
Frank Pesce
|
Warren
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Trama
|
di:
Edoardo Margheriti |
Una
banda di rapinatori internazionali mette a segno un clamoroso colpo nel
caveau di una miniera di diamanti, dopo aver causato una serie di
attentati nell'impianto stesso, riescono a fuggire. Il bottino viene
chiuso in sacche impermeabili e nascosto nelle profondità di un lago
artificiale, dove Paul Diller, il capo della banda, aveva precedentemente
allevato in segreto una moltitudine di Piranha, pesci carnivori ed
estremamente aggressivi, per evitare che qualcuno del gruppo si facesse
venire la tentazione di fregarlo. E puntualmente questo accade, tutti
quelli che tentano di recuperare il tesoro vengono attaccati e sbranati
dai voraci pesci assassini. Dopo una serie di contrattempi ed incidenti,
anche Paul Diller verrà ucciso dai Piranha, e sarà l'ultimo superstite
del gruppo, Bob Lasky, esperto scassinatore ed esperto subacqueo, a
recuperare i diamanti aiutato da una donna, abile doppiogiochista, che si
era finta donna e complice di Paul Diller. Sembrerebbe tutto finito,
ma Bob avrà l'amara sorpresa di essere stato fregato a sua volta dalla
bella e scaltra truffatrice. |
Curiosità e Racconti
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Durante
le riprese di "Killer Fish"
la struttura alberghiera che ospitava la troupe e dove venivano effettuate
anche le riprese, venne squassata da un violentissimo uragano che durò
per un paio di giorni. Antonio ne approfittò per cambiare subito la
sceneggiatura aggiungendo l'uragano anche nel film, e girò del materiale
incredibile, dove la furia degli elementi fa volare i tavoli e gli
ombrelloni della piscina, distrugge gli alberi e i tetti dei bungalow con
un vento ad oltre duecento chilometri orari. Tutte le riprese dell'uragano
vennero fatte dal vero, al sicuro dall'interno dell'albergo.
Antonio
spesso approfittava degli eventi naturali o di eventi occasionali per
girare delle scene da inserire nel film variando il copione, ad esempio
durante "Tornado" nelle
Filippine ci fu un grosso incendio in una delle foreste pluviali in cui
giravamo, e con tutta la troupe corremmo a girare dei pezzi straordinari,
con i soldati che attraversano una giungla devastata dal napalm, oppure su
"The Commander" un tifone
che attraversò la zona dove stavamo girando, ed anche lì Antonio non
perse l'occasione di girare una sequenza mentre il vento spazzava via le
cime degli alberi.
Edoardo
Margheriti
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Recensioni
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di:
Corrado Artale
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Dopo
i fasti al botteghino de "Lo Squalo",
il filone eco-thriller si è arricchito con una mole sconfinata di titoli
che riprendono la fobia per l’acqua e quanto vi si nasconde: "Piranha",
"L’Orca assassina", "Barracuda",
"Tentacoli", "Tintorera",
"L’Ultimo squalo"…
"Killer
Fish" si inserisce solo parzialmente nel filone,
riprendendo il canovaccio affrontato da Joe Dante
con "Piranha". Ma le
scorribande sanguinarie dei pesciolini zannuti fanno in realtà da sfondo
ad un action nella migliore tradizioni dell’avventuroso esotico
nostrano, fra gangsters, avventurieri e splendide fanciulle poco vestite.
Infatti il lago in cui si trovano intrappolati i protagonisti alla mercé
dei piranha, custodisce nei suoi fondali il bottino di una rapina, e le
acque sono infestate dai "serrasalmus nattereri" rompitasche per
volontà del capobanda, che non si fida neppure dei suoi complici (giustamente,
perché il primo a lasciarci le penne è proprio uno dei banditi, deciso a
fregare i compagni e tenersi il malloppo).
Sebbene
fedele alle leggi canoniche dei film d’avventura d’ispirazione
americana il plot non lesina sul gore, regalandoci la memorabile sequenza
di un fotografo letteralmente sbudellato dai morsi dei piranha. I trucchi
sono a volte un po’ ingenui (si avverte la
mancanza di mezzi con cui spesso si trovavano a fare i conti gli artigiani
del nostro cinema popolare), ma non privi d’una robusta efficacia
(in fondo, pure Joe Dante faceva ricorso a sagome di
cartapesta ed effettacci sonori per simulare gli attacchi dei pesci! Non
per niente produceva Corman…).
La
volontà di seguire le orme delle produzioni di genere d’oltreoceano è
manifesta nella scelta del cast: dal divo televisivo Lee
Majors all’indimenticato interprete di tanti cult nostrani, James
Franciscus; e le partecipazioni femminili
non sono da meno, regalandoci una bella interpretazione di Karen
Black, indimenticabile reginetta del cinema horror anni 70. Da
segnalare le grazie muliebri di Marisa Berenson
e Margaux Hemingway, che nella prima
metà degli anni 80 godette di una certa popolarità prima di andare
incontro all’oblio e alla tragica conclusione della propria esistenza.
Recensione
di: Corrado Artale
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Recensioni
|
di:
Marco Tetsuo
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Esiste
una sottile linea di demarcazione che divide trash, cinematografia di
genere e b movie: se il primo è comunemente sforzato e di pessimo gusto,
il discorso si complica andando ad analizzare le ultime due tipologie
d’opera filmica. Il film di genere si distingue sempre per una
re-interpretazione, a sua modo oltraggiosa, di un canovaccio
pre-esistente, andando spesso a creare nuovi spunti originali e
innovativi. A questo genere fanno parte, per esempio, una lunga serie di
poliziotteschi all’italiana che, partendo dallo stereotipo dell’agente
di polizia ingabbiato in leggi e costrizioni che non sente sue (un
esempio su tutti: i film interpretati da Clint Eastwood), arrivano
a sviluppare noir cupi e animati da una selvaggia esibizione della
violenza, a suo modo estrema anche per i nostri anni. Circoscriviamo a
questa categoria anche i seminali spaghetti western e tutto il filone
splatter-horrofico.
Parlando
di B movie abbiamo invece opere di produzione cinematografica che, con la
speranza di sbancare il botteghino, cercavano in tutto e per tutto di
emulare una certa cinematografia ipertrofica proveniente d’oltreoceano.
Sopperendo alla mancanza di fondi con un bagaglio d’esperienza
artigianale assolutamente strabordante. Proprio in questo filone possiamo
catalogare il grandissimo Antonio Margheriti,
professionista indiscusso e apprezzatissimo.
Questo
“Killer Fish” potrebbe benissimo
essere il prototipo di tutta la sua produzione cinematografica: durante la
durata dell’opera possiamo trovare tutto quello che più appassionava il
pubblico di quegli anni, così rosei per la cinematografia italica. C’è
lo spettacolare furto alla James Bond, con tanto di fuga tra gigantesche
esplosioni, l’attacco degli animali assassini, il richiamo al cinema
catastrofico, citato con l’uragano presente a metà del film. Il tutto
imperlato da effetti speciali assolutamente spettacolari, pur nella loro
ingenuità. E non fa nulla se a volte si capisce che i magazzini che
stanno esplodendo sono grandi quanto la scrivania su cui sto scrivendo.
Del suo talento indiscusso se n’era accorto anche un grande maestro come
Sergio Leone, che era solito affidargli le
scene più spettacolari dei suoi film. Tanto per far capire con chi
abbiamo a che fare.
Il
lungometraggio ha un gran ritmo, ottimi interpreti, una fotografia
stupenda e si lascia vedere come il più commerciale dei blockbusters, con
la differenza di essere stato girato 27 anni fa, con tempi di lavoro
ristrettissimi e con budget inesistente. Personalmente l’unico esempio
di una tale produttività ed elasticità mentale (nel senso
d’adattabilità) che riesco a trovare nei nostri giorni è il nipponico
Takashi Miike, un uomo capace di girare anche 10 film in un anno, senza
sbagliare un colpo (o quasi, lo ammetto).
Marco
Tetsuo |
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