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Terzo
ed ultimo film diretto da Antonio per il produttore tedesco Erwin
Dietrich, e per la sua società Ascot film di Berlino. Come i
due film precedenti: "Wild Rainbow"
e "Commando Leopard" il film
è sempre interpretato dall'inglese Lewis Collins
(The Professionals) e dai due attori tedeschi preferiti dal
produttore: Manfred Lehemann e Tomas
Danneberg. Troviamo
altri volti noti del cinema di Margheriti, attori come: Lee
Van Cleef e John Steiner
che si accompagnano ad un ottimo Donald Pleseance
in una delle sue ultime apparizioni. Anche questo film, come i suoi
predecessori, viene realizzato nelle Filippine, nei luoghi ormai cari ad
Antonio. Dei
tre film della serie Mercenari, questo è indubbiamente il più fiacco, a
partire dalla storia e dalle situazioni ormai già viste. Probabilmente il
film soffre del crollo del mercato internazionale per questo genere di
cinema avventuroso di cui ormai era quasi saturo. Infatti dei tre film è
anche quello con minor budget e minori pretese. Edoardo
Margheriti |
Scheda
Tecnica
Titolo
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Il Triangolo della
Paura
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Altri Titoli
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The Commander (USA)
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Genere
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Guerra -
Drammatico
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Anno di Produzione
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1987
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Durata
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100'
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B/N - Colore
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C
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Distribuzione
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Ascot Film
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Produzione
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Ascot Film - Prestige Film
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Regia
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Antonio
Margheriti (Anthony M. Dawson)
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Soggetto
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Tito Carpi
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Sceneggiatura
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Tito Carpi
Arne Elsholtz
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Fotografia
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Peter Baumgartner
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Scenografie
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Walter Patriarca
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Montaggio
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Marie Luise Brushke
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Musiche
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Walter Baumgartner
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Cast
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Lewis Collins
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Ruolo
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Jack Colby
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Lee Van Cleef
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Col. Mazzarini
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Donald Pleasance
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John Steiner
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Manfred Lehmann
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Chat Silayan
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Ling
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Tomas
Danneberg
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Trama
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dal sito: |
La
DEA - Squadra Americana Antinarcotici - ha la certezza che un
"venduto" si è infiltrato nei suoi quadri. Per identificare il
traditore, i responsabili al vertice decidono in gran segreto di aggregare
Madson, uno dei loro uomini più ardimentosi e fidati, se pur notoriamente
dedito all'alcool, a una spedizione punitiva, organizzata dal losco
Mazzarini, per conto di una multinazionale di trafficanti di droga, contro
Dong, loro fornitore, che sta diventando sempre più esoso e spietato.
Madson, sottopostosi a una plastica facciale che lo rende irriconoscibile,
partecipa così alla spedizione, costituita da un branco di feroci
mercenari, agli ordini di Colby, e, con l'aiuto di una avvenente ragazza
orientale, ardimentosa e accorta, dopo una serie di avventure temerarie,
riesce a penetrare con i poco raccomandabili compagni nella roccaforte di
Dong e a distruggerla. I protagonisti della micidiale impresa vengono
traditi dal Mazzarini, associato al "venduto" della DEA, i quali
aspirano ad assumere in proprio il traffico mortale appena sottratto
all'implacabile Dong; ma grazie a uno stratagemma ideato da Madson,
riescono ad eliminarli.
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Curiosità e Racconti
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La
realizzazione di questo film fu molto impegnativa per Antonio ed anche per
me, a causa dei molti incidenti ed imprevisti che occorsero durante le
riprese. Dei tre film girati per la Ascot, questo fu quello con il budget
più basso (primi sintomi di un mercato estero che
iniziava la sua inesorabile discesa e che lo avrebbe portato ad una
chiusura totale di lì a pochi anni), e le prime difficoltà
iniziarono con la partenza per le Filippine, quando Walter Patriarca, lo
scenografo che aveva fatto la preparazione a Roma e parte delle riprese in
Germania e in Italia, decise di non voler seguire la parte delle riprese
che si sarebbe svolta in Asia.
Avendo
tempi strettissimi di preparazione, decidemmo di non prendere un
sostituto, e fui io ad occuparmi della parte scenografica nelle Filippine,
seguendo le costruzioni e contemporaneamente preparando il film come Aiuto
Regista. Durante le riprese, altri problemi si abbatterono su di noi, le
cattive condizioni di salute di Donald Pleseance, e un danno ad una
macchina da presa che rovinò il girato di quasi un settimana,
costringendoci a ripeterlo. Ma la mazzata finale ci venne data da un
violento tifone che si abbattè sulla zona di Pagsanjan, dove eravamo
alloggiati e dove stavamo girando. Un vento ad oltre duecento chilometri
orari ci costrinse a rimanere chiusi in albergo per due giorni, senza
poter girare nulla ed assistendo impotenti alla distruzione di molti dei
set esterni che avevamo costruito. Inoltre, durante le riprese
alcuni degli attori e molti elementi della troupe ebbero problemi di
salute, la maggior parte per fortuna di lieve entità.
Ovviamente
la qualità del film risentì notevolmente dei danni e dei ritardi che
tutti quegli incidenti ci procurarono. Negli oltre venti film in cui ho
lavorato con mio padre non ho memoria di una serie così elevata di
avvenimenti negativi in un unico progetto. Eravamo perseguitati dalla
"sfiga", ma per fortuna anche "Commander"
come tutti i film arrivò alla fine.
Edoardo
Margheriti
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