Antonio
Margheriti realizza a New York un film a cui rimarrà molto legato,
annoverandolo tra le sue migliori opere e parlandone spesso e volentieri.
Un film prodotto dalla Laser Film di Turi
Vasile, (vecchio amico e mentore di
Antonio con cui esordì alla regia e per cui ha lavorato in almeno quindici
film).
Per
il cast di "The Rip Off" (questo
il titolo americano), Antonio sceglie Lee Van Cleef, che già aveva
avuto in altri due precedenti film ("Là
dove non batte il sole" e "Take
a Hard Ride"), ma decide di cambiare il suo personaggio
classico e stereotipo, e renderlo più umano e reale, facendone un vecchio
scassinatore in pensione, provato dalla vita, che si è ritirato in un
ranch tra le montagne, ad allevare bestiame. Nel cast figurano anche altri
attori che sono apparsi o appariranno spesso nei film di Antonio: Karen
Black, (un attrice che Antonio ha adorato
e che vorrà anche in "Killer Fish", un film d'azione che
realizzerà subito dopo questo), e Peter
Carsten, apparso in molti dei suoi primi lavori ("E
Dio disse a Caino", "Mr.
Invisibile", "Nella stretta
morsa del Ragno")
Tra
i volti nuovi troviamo un giovane attore dalle grandi capacità, Edward
Albert Jr, oltre ad una vecchia gloria di Hollywood: Lionel
Stander (già vecchio e malato, ma sempre
straordinario) e alla fine Robert Alda.
Il film è come sempre ricco di azione e di momenti spettacolari, proprio
nello stile inconfondibile di Antonio. Ma ci sono anche scene ricche di
drammaticità e di sentimento, in cui la bravura degli attori viene
esaltata dall'abilità di Antonio nel sottolineare, con i fluidi movimenti
della macchina da presa, le loro performance.
Un
film perfetto stilisticamente e sotto tutti i punti di vista, aiutato
moltissimo dalla bella fotografia realizzata da Sergio
D'Offizi (un altro dei collaboratori
abituali di Antonio Margheriti) e dalle azzeccate e coinvolgenti
musiche di Paolo Vasile (bellissima
è la canzone composta dall'autore per i titoli).
Edoardo
Margheriti