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Antonio Margheriti .com

 

 

 

 

 

 

"Con la rabbia agli occhi"

"Death Rage"

Italia - (1976)

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Ad Antonio questo film era piaciuto e lo aveva realizzato volentieri. Ebbe uno splendido rapporto lavorativo con Yul Brynner e Massimo Ranieri, e rimase a lungo in contatto con entrambi pur non avendo più occasione di lavoravi. La realizzazione del film era stata tranquilla ed Antonio era soddisfatto dei propri collaboratori ed interpreti. Straordinaria l'interpretazione resa da Yul Brynner e da Martin Balsam nel ruolo di un commissario di polizia, stanco del continuo aumentare della criminalità e dall'inefficacia del sistema giudiziario nei confronti dei personaggi più in vista delle "famiglie". 

 

Anche in questo film Antonio mette qualche piccolo effetto a contrassegnarlo con il proprio marchio, come il "balletto" di Barbara Bouchet moltiplicato da un infinito gioco di specchi. La scena iniziale del concerto rock, invece che per le strade di Brooklyn,  è stata realizzata in un teatro di posa romano, uno dei più grandi d'Italia che era stato distrutto da un incendio all'inizio degli anni 70', e veniva ormai utilizzato come un set esterno. 

 

Antonio aveva un ottimo ricordo di questo film, di cui teneva un manifesto 140 x 70 incorniciato nel suo studio. Un manifesto con il titolo inglese "Death Rage", perché una sola cosa non gli era mai piaciuta e non gli andava giù, la scelta del titolo da parte del distributore italiano: "Un titolo privo di senso, deviante e completamente fuori film..." diceva,  e scherzosamente, quando ne parlava, aggiungeva: "Con la rabbia agli occhi, la puzza al naso, e le pezze al cu....", ma Antonio amava questo suo figliolo, ed era orgoglioso di averlo fatto, anche se per la sua natura modesta e scherzosamente denigratoria del suo lavoro, lo prendeva in giro.  

 

Edoardo Margheriti

 

Scheda Tecnica

 

Titolo

Con la Rabbia agli Occhi

Altri Titoli

Death Rage (USA)

Genere

Drammatico

Anno di Produzione

1976

Durata

98'

B/N - Colore

C

Distribuzione

Euro Intl. Film

Produzione

Giovine Cin.ca

Regia

Antonio Margheriti (Anthony M. Dawson)

Soggetto

Pierluigi Andreani 

Leila Bongiorno

Sceneggiatura

Pierluigi Andreani 

Leila Bongiorno

Fotografia

Sergio D'Offizi

Scenografie

n.a.

Montaggio

Mario Morra

Musiche

Guido De Angelis 

Maurizio De Angelis

Cast

Yul Brynner

Ruolo

Peter

Massimo Ranieri

Angelo

Barbara Bouchet

Anna

Martin Balsam

Commissario

Giancarlo Sbragia

 

Giacomo Furia

 

Sal Borgese

 

 

Trama

dal sito: www.cinematografo.it

Peter Marciani, killer di "Cosa Nostra", lascia New York per Napoli, con l'incarico di uccidere Gennaro Gallo, responsabile di un grave sgarro nei confronti della "famiglia". Oltre a questo, egli ha un movente personale per far fuori il "boss": vendicare la morte del proprio fratello, ucciso a tradimento a quanto sembra, da un sicario del Gallo. Mentre costui, scoperta la sua presenza, tenta più volte di sbarazzarsi di Peter, ma invano (la polizia, intanto, assiste semi-impotente agli scontri tra l'uno e l'altro), il killer trova la inaspettata solidarietà di Angelo, un giovane napoletano che campa di espedienti, e di una bella spogliarellista, Anna. Finalmente, Marciani riesce a sorprendere il "boss" e ad ucciderlo, ma rimane egli stesso ferito a morte. Il suo posto nella "famiglia" sarà preso da Angelo, dopo che il giovane, scoperto chi ha davvero ordinato l'assassinio del fratello di Peter, avrà fatto giustizia.

 

Commenti

di: Davide Pulici - Nocturno Cinema

"Con la rabbia agli occhi" fa parte di quel pugno di noir italiani che mi porterei volentieri sulla luna. Dico “noir” e insisto sulla definizione, perché la sfera in cui Antonio Margheriti muove il suo film è assolutamente avulsa da quella dei “poliziottari” indigeni del periodo - siamo nel 1974, dunque virtualmente nel cuore del genere. Volendo trovare dei modelli di riferimento, si possono citare, in Italia, "Città violenta" di Sollima o "Il suo nome faceva tremare… Interpol in allarme" di Michele Lupo, impostati su figure di killer come protagonisti (soprattutto il secondo, in cui era rilevante il rapporto tra un vecchio sicario e il suo allievo: sviluppo di un tema non sconosciuto già al western); mentre, guardando al panorama internazionale, l’esempio più pertinente è senza dubbio "Professione assassino - The Mechanic" (1973), di Michael Winner, con il killer Charles Bronson che provvedeva all’istruzione di un discepolo, Jean Michael Vincent, salvo venire da quest’ultimo fregato, liquidato e sostituito in seno all’organizzazione - ma non senza una vendetta post-mortem. Winner, la parte finale della cui pellicola era ambientata a Napoli, offre più di una traccia alla sceneggiatura di "Con la rabbia agli occhi", che porta la firma di Pierluigi Andreani e Leila Bongiorno (ma i titoli di testa accreditano anche Giacomo Furia) nella versione italiana, e quella di certo Don Gazzaniga (se non è una bufala dell’IMDB) nella copia americana; peraltro, i due montaggi, per il resto identici, differiscono soltanto nella dislocazione delle scene pre-open credits

 

Al centro della storia c’è il rapporto tra un killer in disarmo, Peter Marciani (Yul Brynner), giunto da New York a Napoli per regolare i conti con un membro della “Famiglia” (Giancarlo Sbragia) che ha sgarrato (la rivelazione che costui a suo tempo gli ammazzò il fratello è ciò che convince il protagonista a staccare la pistola dal chiodo), e il giovane Angelo (Massimo Ranieri), un simpatico trafficone che entra nelle grazie di Marciani, finendo per fargli da spalla e raccogliendone in ultimo l’eredità. Al plot concorrono anche una spogliarellista, Anna (Barbara Bouchet) - (che pare odiasse Brynner al punto da fargli arrivare sul set un mazzo dei fiori che l’attore detestava), la quale fa breccia nel cuore roccioso del sicario, un commissario di polizia (Martin Balsam), spettatore impotente dei vari eccidi, e un escamotage che sembra mutuato dai thriller argentiani del momento (Brynner è preda di allucinazioni, durante le quali rivive la scena dell’omicidio del fratello, senza tuttavia riuscire a mettere a fuoco un particolare che si rivelerà determinante) e che riprende uno spunto già contenuto in "Professione assassino"

 

Margheriti è molto ispirato e lo si capisce subito: il primo quarto d’ora, con la presentazione di Marciani, è  "registicamente" un continuo fluire di energia: i due boss che parlano di lui caratterizzandone l’infallibilità, poi il flashback che lo mostra all’opera (come un’ombra) durante il concerto pop in cui inchioda una vittima, quindi il contatto e l’ingaggio (con il folgorante scambio di battute tra il consigliori e Marciani che sta pescando sotto il ponte di Brooklyn: “Hai avuto fortuna?”; La fortuna è una cosa che non ha niente a che vedere con la pesca…”), per concludere sui titoli di testa, cadenzati dallo score di Guido e Maurizio De Angelis, che mostrano il killer già in loco, a Napoli, e pronto all’opera. 

 

Il film sarà poi tutto su Brynner: vestito solo di nero, freddo, distaccato, assolutamente padrone di sé, il killer ha la potenza dell’ossimoro in una città pittoresca, piena di colori e di suoni. Sapendo che l’uomo è arrivato in Italia meno per portare a termine un “contratto” per conto dei suoi boss, che per potersi finalmente vendicare, ne viene aumentata la carica di determinazione e di spietatezza, e nel corso della storia, Marciani, più di una volta, fredderà avversari disarmati senza battere ciglio (Borrelli nella metropolitana, Gilberto Galimberti al cimitero, in una scena molto cruda che per un attimo fa cortocircuitare l’immedesimazione: e anche Angelo, che assiste all’esecuzione, resta basito). Coerentemente con il registro noir, la violenza e l’azione si stemperano man mano nella malinconia e nell’ineluttabilità del destino di Marciani (ancora una volta la colonna sonora dei fratelli De Angelis gioca un ruolo fondamentale); e il twister in end, con la scoperta del vero mandante dell’omicidio del fratello, il passaggio delle consegne ad Angelo e il regolamento dei conti che ne segue, al di là dell’Oceano, è il sigillo, amaro e giusto del racconto. Un’ulteriore prova che la tecnica eclettica di Margheriti poteva adeguarsi con successo ad ogni stile e genere. Peccato che la collaborazione con Yul Brynner non sia continuata, come era in progetto, con un film da girarsi in Africa che lo avrebbe visto protagonista nel ruolo di un cacciatore.

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Commento al film gentilmente scritto da Davide Pulici - (Nocturno Cinema)

                  

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