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Dopo
"Il Mondo di Yor", Antonio si avventura di nuovo nella miniserie
televisiva di Fantascienza. Una nuova produzione RAI, ma questa volta con un
budget da film americano: la serie costò infatti più di 25 miliardi di lire, oltre
a tutte le strutture e attrezzature di proprietà della RAI messe a disposizione gratuitamente. Il progetto
nasceva dalla fervida fantasia del regista Renato
Castellani, che propose ad Antonio
già nel 1964 di curare gli effetti speciali per questa trasposizione
fantascientifica del famoso romanzo di Robert Louis
Stevenson. Il film doveva essere prodotto dall'Istituto Luce, ma dopo vari tentativi naufragò, e ci vollero trent'anni
prima che Castellani riuscisse a convincere la RAI a farne una miniserie
televisiva. Negli anni si era incontrato
più volte con Antonio mentre continuava a tentare di mettere in piedi il progetto, e
lo volle confermare quando diventò una realtà, commissionandogli la
regia di una grossa seconda unità d'azione e di tutti gli
effetti speciali. Sfortunatamente Renato
Castellani,
già vecchio e malato, morì nel dicembre del 1985, ma la RAI decise di
andare avanti con il progetto e di affidarne la regia ad Antonio. A
me venne affidata la supervisione degli effetti speciali e la regia della
seconda unità. Inoltre mi occupai personalmente della costruzione di
alcune delle astronavi e del treno monorotaia che passava su piazza Navona.
La preparazione fu molto lunga e meticolosa, i mezzi a disposizione erano
colossali. Con le costruzioni scenografiche dell'astronave e dello
spazioporto occupammo per intero due stabilimenti e cinque o sei teatri di
posa: L'ex Dear Film, acquistata dalla RAI e la De Laurentiis sulla via
Pontina. Lo
scenografo del film, Francesco Bronzi,
che già aveva lavorato con Antonio in "Killer
Fish, l'agguato sul fondo" diede vita al sogno di Renato
Castellari, rispettando molti dei bozzetti e delle idee approvate prima
della scomparsa del regista. La RAI ci consentì di costruire la struttura
esterna dell'Hispaniola a grandezza naturale in uno dei più grandi teatri
d'Europa, alla De Laurentiis. Antonio,
riuscì ad ingaggiare attori di grosso calibro per rendere lo sceneggiato
di sicuro impatto sul mercato internazionale, soprattutto su quello
americano. Per il ruolo di Long John Silver
venne scelto Anthony Quinn, con cui si
instaurò un rapporto di stima e amicizia. Poi molte vecchie conoscenze di
Antonio: Ernest Borgnine ("Arcobaleno
Selvaggio"), il suo attore preferito David
Warbeck (protagonista di almeno cinque
film di Antonio), Giovanni Lombardo Radice
("Apocalisse Domani"), Bobby
Rodhes ("L'ultimo
Cacciatore"), Philippe Leroy e
Klaus Lowitsh. Per il ruolo del
giovane Jimmi, vennero fatti molti provini e dopo una lunga ricerca
trovammo il piccolo Itaco Nardulli. (il
problema era che il film venne realizzato con il suono di presa diretta in
Inglese per via delle coproduzioni e degli accordi con l'estero). Le
riprese durarono quasi otto mesi e vennero effettuate a Roma, a Napoli, a
Selinunte in Sicilia e nei deserti rocciosi del Marocco. Alla fine ci
vollero altri due mesi per completare le sequenze di effetti speciali e le
scene con le astronavi nello spazio. Edoardo
Margheriti |
Scheda
Tecnica
Titolo
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L'Isola del Tesoro
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Altri Titoli
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Treasure Island - Space Pirates
(USA)
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Genere
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Fantascienza
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Anno di Produzione
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1987
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Durata
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5
x 100'
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B/N - Colore
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C
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Distribuzione
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RAI TV
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Produzione
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RAI TV - Miniserie TV in 5
puntate da 100'
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Regia
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Antonio
Margheriti (Anthony M. Dawson)
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Soggetto
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Dal Romanzo
di R.L. Stevenson
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Sceneggiatura
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Renato Castellani
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Effetti Speciali
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Antonio
& Edoardo Margheriti
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Scenografie
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Francesco Bronzi
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Montaggio
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Tullio Cordanti
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Musiche
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Gianfranco Plenizio
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Cast
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Itaco Nardulli
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Ruolo
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Gimmi
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Anthony Quinn
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Long John Silver
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Ernest
Borgnine
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Billy Bones
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David Warbeck
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Dott. Livesey
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Philippe Leroy
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Conte Ravano
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Klaus Lowitsh
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Cap. Smollett
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Andy Luotto
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Ben Gunn
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Trama
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di: "E.M." |
Anno
2300. Un bambino, Gimmi (Itaco Nardulli) figlio della proprietaria di una
locanda semi-abbandonata vicino alle rovine dello "Spazioporto dei
Templi" nella piana di Siracusa, incontra uno strano cosmonauta,
Billy Bones che decide di nascondersi al resto del mondo nella loro
locanda. L'uomo è malato e morente, a causa di una droga in uso tra gli
astronauti: il Drek. Prima di morire dona a Gimmi una mappa per ritrovare
il leggendario tesoro sepolto su un'altro pianeta del Pirata spaziale
"Flint". Sfuggendo ad altri pirati che, nel frattempo avevano
rintracciato Billy Bones, Gimmi parte per il pianeta del tesoro a bordo
dell'astronave Hispaniola, insieme ad una ciurma messa a punto per
l'occasione dal Conte Ravano finanziatore della spedizione. Insieme a loro
viaggiano il Capitano Smollett, il dottor Livesey e Long John Silver
(Anthony Quinn) che poi si rivelerà a capo dei pirati ed ingaggerà
battaglia con gli altri per impadronirsi del tesoro.
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Curiosità e Racconti
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dal
libro: "Danze
Macabre" di F. Giovannini
Il
progetto era molto ambizioso, ventisette anni dopo "L'Isola del
Tesoro" di Anton Giulio Majano, la Rai tornava al romanzo di Stevenson
con un grande impegno finanziario. Si trattava infatti del primo kolossal
interamente prodotto dalla Rai, senza appalti a produttori privati, girato
negli stabilimenti Dear della Rai, allo Studio uno degli studi Empire (Ex De
Laurentiis) sulla via Pontina,ed in esterni a Roma, Napoli, alla piana dei
templi a Selinunte in Sicilia ed in Marocco, nei deserti sassosi di
Ouarzazate dove ambientarono il pianeta "Ibisco".
Margheriti non
cambiò nulla della sceneggiatura scritta da Renato Castellani e addirittura
affermava di non averne la "paternità" ("Io l'ho solo
realizzato per conto terzi, facendo esattamente quelle che sarebbero state
le volontà di Renato Castellani"). Eppure la mano di Margheriti si
sente. Non gli era ancora capitato di poter dirigere un film con tanti soldi
a disposizione e con tempi così dilatati (oltre cinquanta settimane
previste per le riprese, ma ne utilizzò poco più di trenta, compresi i
trucchi) ma, era un film che non ha mai sentito come suo e considerava
"un grande lavoro sprecato" poco convinto da una sceneggiatura
scritta molti decenni prima, e rimasta alla fantascienza anni sessanta. In
molte scelte Antonio era in disaccordo con i produttori, non voleva
accettare ad esempio, la forma circolare a "ciambellone" dell'Hispaniola,
idea originaria di Castellani e che comunque rimase.
Del
resto, questa "Isola del Tesoro" era in qualche modo un film maledetto:
Castellani scomparve prima di poter cominciare a girare, un direttore di
produzione morì durante le riprese, lo stesso Margheriti si sentì
male durante la preparazione e venne operato d'urgenza al pancreas
salvandosi solo grazie alla sua forte tempra, mentre il giovane protagonista
Itaco Nardulli morì tragicamente poco tempo dopo l'uscita del film.
Nel
progetto di Castellani c'era un'importante idea di fondo, dimostrare che i
sentimenti dei personaggi del romanzo di Stevenson (e quindi quelli
dell'uomo stesso) non cambieranno con il passare dei secoli. E così lo
sceneggiato mischia passato e futuro. Vediamo i resti di uno spazioporto
abbandonato accanto alle rovine greche dei templi di Selinunte, assistiamo
ad una surreale festa di San Gennaro del futuro... Per dipingere
questo futuro in cui i pirati viaggiano su astronavi, Margheriti si avvalse
di alcune trovate suggestive, come le riprese all'arco della Pace, o in una
Piazza Navona dell'anno 2300, sovrastata da altissimi grattacieli ed
attraversa da un treno monorotaia, fino ad u Fiumicino diventato spazioporto
intergalattico... Diviso in cinque puntate da un'ora e quaranta ciascuna,
L'Isola del Tesoro andò in onda nel novembre 1987 su Rai Due, in prima
serata. Le reazioni della critica furono in genere molto severe, ma
nonostante le stroncature la Sacis distribuì lo sceneggiato di Margheriti in
quasi tutto il mondo, e arrivò negli USa con una versione condensata di due
ore e dieci. Il mastodontico lavoro però si prese anche una rivincita nei
confronti della critica quando, nel 1990 venne trasmesso ai cento giorni del
Cinema Italiano a Mosca, nel mitico Cinema Forum, ed il pubblico gli
decretò un grande successo.
Fabio
Giovannini |
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