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Antonio Margheriti .com

 

 

 

 

 

 

"L'Isola del Tesoro"

"Treasure Island"

Italia - (1986)

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Dopo "Il Mondo di Yor", Antonio si avventura di nuovo nella miniserie televisiva di Fantascienza. Una nuova produzione RAI, ma questa volta con un budget da film americano: la serie costò infatti più di 25 miliardi di lire, oltre a tutte le strutture e attrezzature di proprietà della RAI messe a disposizione gratuitamente. Il progetto nasceva dalla fervida fantasia del regista Renato Castellani, che propose ad Antonio già nel 1964 di curare gli effetti speciali per questa trasposizione fantascientifica del famoso romanzo di Robert Louis Stevenson. Il film doveva essere prodotto dall'Istituto Luce, ma dopo vari tentativi naufragò, e ci vollero trent'anni prima che Castellani riuscisse a convincere la RAI a farne una miniserie televisiva. 

 

Negli anni si era incontrato più volte con Antonio mentre continuava a tentare di mettere in piedi il progetto, e lo volle confermare quando diventò una realtà, commissionandogli la regia di una grossa seconda unità d'azione e di tutti gli effetti speciali. Sfortunatamente Renato Castellani, già vecchio e malato, morì nel dicembre del 1985, ma la RAI decise di andare avanti con il progetto e di affidarne la regia ad Antonio.

 

A me venne affidata la supervisione degli effetti speciali e la regia della seconda unità. Inoltre mi occupai personalmente della costruzione di alcune delle astronavi e del treno monorotaia che passava su piazza Navona. La preparazione fu molto lunga e meticolosa, i mezzi a disposizione erano colossali. Con le costruzioni scenografiche  dell'astronave e dello spazioporto occupammo per intero due stabilimenti e cinque o sei teatri di posa: L'ex Dear Film, acquistata dalla RAI e la De Laurentiis sulla via Pontina. 

 

Lo scenografo del film, Francesco Bronzi, che già aveva lavorato con Antonio in "Killer Fish, l'agguato sul fondo" diede vita al sogno di Renato Castellari, rispettando molti dei bozzetti e delle idee approvate prima della scomparsa del regista. La RAI ci consentì di costruire la struttura esterna dell'Hispaniola a grandezza naturale in uno dei più grandi teatri d'Europa, alla De Laurentiis.

 

Antonio, riuscì ad ingaggiare attori di grosso calibro per rendere lo sceneggiato di sicuro impatto sul mercato internazionale, soprattutto su quello americano. Per il ruolo di Long John Silver venne scelto Anthony Quinn, con cui si instaurò un rapporto di stima e amicizia. Poi molte vecchie conoscenze di Antonio: Ernest Borgnine ("Arcobaleno Selvaggio"), il suo attore preferito David Warbeck (protagonista di almeno cinque film di Antonio), Giovanni Lombardo Radice ("Apocalisse Domani"), Bobby Rodhes ("L'ultimo Cacciatore"), Philippe Leroy e Klaus Lowitsh. Per il ruolo del giovane Jimmi, vennero fatti molti provini e dopo una lunga ricerca trovammo il piccolo Itaco Nardulli. (il problema era che il film venne realizzato con il suono di presa diretta in Inglese per via delle coproduzioni e degli accordi con l'estero).

 

Le riprese durarono quasi otto mesi e vennero effettuate a Roma, a Napoli, a Selinunte in Sicilia e nei deserti rocciosi del Marocco. Alla fine ci vollero altri due mesi per completare le sequenze di effetti speciali e le scene con le astronavi nello spazio.

 

Edoardo Margheriti

 

Scheda Tecnica

 

Titolo

L'Isola del Tesoro

Altri Titoli

Treasure Island - Space Pirates (USA)

Genere

Fantascienza

Anno di Produzione

1987

Durata

5 x 100'

B/N - Colore

C

Distribuzione

RAI TV

Produzione

RAI TV - Miniserie TV in 5 puntate da 100'

Regia

Antonio Margheriti (Anthony M. Dawson)

Soggetto

Dal Romanzo di R.L. Stevenson

Sceneggiatura

Renato Castellani

Effetti Speciali

Antonio & Edoardo Margheriti

Scenografie

Francesco Bronzi

Montaggio

Tullio Cordanti

Musiche

Gianfranco Plenizio

Cast

Itaco Nardulli

Ruolo

Gimmi

Anthony Quinn

Long John Silver

Ernest Borgnine

Billy Bones

David Warbeck

Dott. Livesey

Philippe Leroy

Conte Ravano

Klaus Lowitsh

Cap. Smollett

Andy Luotto

Ben Gunn

 

Trama

di: "E.M." 

Anno 2300. Un bambino, Gimmi (Itaco Nardulli) figlio della proprietaria di una locanda semi-abbandonata vicino alle rovine dello "Spazioporto dei Templi" nella piana di Siracusa, incontra uno strano cosmonauta, Billy Bones che decide di nascondersi al resto del mondo nella loro locanda. L'uomo è malato e morente, a causa di una droga in uso tra gli astronauti: il Drek. Prima di morire dona a Gimmi una mappa per ritrovare il leggendario tesoro sepolto su un'altro pianeta del Pirata spaziale "Flint". Sfuggendo ad altri pirati che, nel frattempo avevano rintracciato Billy Bones, Gimmi parte per il pianeta del tesoro a bordo dell'astronave Hispaniola, insieme ad una ciurma messa a punto per l'occasione dal Conte Ravano finanziatore della spedizione. Insieme a loro viaggiano il Capitano Smollett, il dottor Livesey e Long John Silver (Anthony Quinn) che poi si rivelerà a capo dei pirati ed ingaggerà battaglia con gli altri per impadronirsi del tesoro. 

Curiosità e Racconti

dal libro: "Danze Macabre" di F. Giovannini 

Il progetto era molto ambizioso, ventisette anni dopo "L'Isola del Tesoro" di Anton Giulio Majano, la Rai tornava al romanzo di Stevenson con un grande impegno finanziario. Si trattava infatti del primo kolossal interamente prodotto dalla Rai, senza appalti a produttori privati, girato negli stabilimenti Dear della Rai, allo Studio uno degli studi Empire (Ex De Laurentiis) sulla via Pontina,ed in esterni a Roma, Napoli, alla piana dei templi a Selinunte in Sicilia ed in Marocco, nei deserti sassosi di Ouarzazate dove ambientarono il pianeta "Ibisco". 

 

Margheriti non cambiò nulla della sceneggiatura scritta da Renato Castellani e addirittura affermava di non averne la "paternità" ("Io l'ho solo realizzato per conto terzi, facendo esattamente quelle che sarebbero state le volontà di Renato Castellani"). Eppure la mano di Margheriti si sente. Non gli era ancora capitato di poter dirigere un film con tanti soldi a disposizione e con tempi così dilatati (oltre cinquanta settimane previste per le riprese, ma ne utilizzò poco più di trenta, compresi i trucchi) ma, era un film che non ha mai sentito come suo e considerava "un grande lavoro sprecato" poco convinto da una sceneggiatura scritta molti decenni prima, e rimasta alla fantascienza anni sessanta. In molte scelte Antonio era in disaccordo con i produttori, non voleva accettare ad esempio, la forma circolare a "ciambellone" dell'Hispaniola, idea originaria di Castellani e che comunque rimase. 

 

Del resto, questa "Isola del Tesoro" era in qualche modo un film maledetto: Castellani scomparve prima di poter cominciare a girare, un direttore di produzione morì  durante le riprese, lo stesso Margheriti si sentì male durante la preparazione e venne operato d'urgenza al pancreas salvandosi solo grazie alla sua forte tempra, mentre il giovane protagonista Itaco Nardulli morì tragicamente poco tempo dopo l'uscita del film.

 

Nel progetto di Castellani c'era un'importante idea di fondo, dimostrare che i sentimenti dei personaggi del romanzo di Stevenson (e quindi quelli dell'uomo stesso) non cambieranno con il passare dei secoli. E così lo sceneggiato mischia passato e futuro. Vediamo i resti di uno spazioporto abbandonato accanto alle rovine greche dei templi di Selinunte, assistiamo ad una surreale festa di San Gennaro del futuro...  Per dipingere questo futuro in cui i pirati viaggiano su astronavi, Margheriti si avvalse di alcune trovate suggestive, come le riprese all'arco della Pace, o in una Piazza Navona dell'anno 2300, sovrastata da altissimi grattacieli ed attraversa da un treno monorotaia, fino ad u Fiumicino diventato spazioporto intergalattico... Diviso in cinque puntate da un'ora e quaranta ciascuna, L'Isola del Tesoro andò in onda nel novembre 1987 su Rai Due, in prima serata. Le reazioni della critica furono in genere molto severe, ma nonostante le stroncature la Sacis distribuì lo sceneggiato di Margheriti in quasi tutto il mondo, e arrivò negli USa con una versione condensata di due ore e dieci. Il mastodontico lavoro però si prese anche una rivincita nei confronti della critica quando, nel 1990 venne trasmesso ai cento giorni del Cinema Italiano a Mosca, nel mitico Cinema Forum, ed il pubblico gli decretò un grande successo. 

 

Fabio Giovannini 

                  

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