|
Film
culto per registi del calibro di Joe Dante
e Quentin Tarantino. Da quest'ultimo
più volte citato in alcune interviste, in cui dice: "Io
ed i miei amici apprezziamo molto i film di Antonio Margheriti. Autore di pellicole
di razza, come "Danza Macabra", "I lunghi Capelli della
Morte" e "Apocalypse Domani". (non
ultima la sua dichiarazione nell'inserto speciale della rivista Ciak N°3 di Maggio 2004).
Antonio rimase molto sorpreso dall'interesse dimostrato nei confronti di questo
film, che non era uno dei suoi preferiti, poiché lo reputava troppo
truculento. Infatti Antonio non amava ostentare sangue, ferite lacere o scene
raccapriccianti, tutte cose di cui questo film era pieno, preferiva invece
l'uso degli effetti
speciali tesi a creare atmosfere tese e paurose, ma senza far vedere molto.
Inoltre, a
parte Tony King e Giovanni Lombardo
Radice(accreditato nei titoli con lo
pseudonimo di John Morghen), Antonio non era entusiasta neanche
della scelta degli attori, che erano già stati decisi dai distributori
prima del suo ingaggio. Il film venne girato interamente ad Atlanta, in Georgia, la città di
"Via col Vento", ma il nostro era un film leggermente diverso,
per cui non crediamo di aver lasciato un buon ricordo tra i vicini di casa
delle due villette dove abbiamo girato.
La sequenza delle fogne invece è stata costruita e
girata a Roma, nei teatri di posa "De Paolis" (gli attuali
Studios in Via Tiburtina). Era un un bellissimo
ambiente, realizzato all'interno di una delle piscine del "teatro
3". Straordinaria la morte di Tony King,
che viene bruciato vivo (una curiosità: il militare con il lanciafiamme
che lo uccide sono io), e molto
bello è il trucco di Giovanni Lombardo
Radice che viene colpito alla schiena da due colpi di fucile ravvicinati,
mentre è aggrappato ad un'inferriata, e il poliziotto che spara si vede attraverso il buco
che si viene a creare nel torace (Effetto che verrà
usato alcuni anni dopo anche da Robert
Zemeckis per la sua commedia
horror-grottesca "La Morte ti fa
bella", dove si vede la bravissima Meryl
Streep attraverso il buco nel torace di Goldie
Hawn a cui ha appena sparato. Una scena
sicuramente ispirata al regista, o agli sceneggiatori, da questa
particolare scena del
film di Antonio Margheriti). L'effetto, rispetto a come era
stato pensato, riuscì solo al settanta per cento, ed infatti Antonio non era contento del risultato (ma quando mai lo è
stato?), comunque
la scena risulta incredibilmente efficace al cinema. Edoardo
Margheriti |
Scheda
Tecnica
Titolo
|
Apocalypse Domani
|
Altri Titoli
|
Cannibal Apocalypse (USA)
|
Genere
|
Horror
|
Anno di Produzione
|
1980
|
Durata
|
98'
|
B/N - Colore
|
C
|
Distribuzione
|
Eurocop film
|
Produzione
|
New Fida
Organization
|
Regia
|
Antonio
Margheriti (Anthony M. Dawson)
|
Soggetto
|
Dardano Sacchetti
Maurizio Amati
|
Sceneggiatura
|
Dardano Sacchetti
|
Fotografia
|
Fernando Arribas
|
Costumi
|
Lucy Morrison
|
Montaggio
|
Giorgio Serralonga
|
Musiche
|
Alessandro Blocksteiner
|

Cast
|
John Saxon
|
Ruolo
|
Norman
|
Tony King
|
Thompson
|
Giovanni Lombardo Radice
|
Bukowsky
|
Elizabeth Turner
|
Jane
|
Cinzia De Carolis
|
Mary
|
Venantino Venantini
|
Agente
|
Wallace Williamson
|
Agente
|

|
Trama
|
di:
Edoardo Margheriti |
Durante
la guerra del Vietnam, due soldati americani, Bukowski e Thompson,
catturati dal nemico, sono rinchiusi da settimane in una fossa scavata nel
suolo. Durante l'attacco di un reparto comandato dal capitano Hopper, (John
Saxon) volto a salvarli, una donna vietcong viene bruciata viva dai
lanciafiamme e cade nella fossa. I due, sconvolti e resi pazzi da
settimane di digiuno le si gettano addosso per sbranarla, e quando Hopper
li trova e tenda la mano per aiutarli ad uscire, lo mordono ferocemente.
Hopper si sveglia di soprassalto, sono passati anni da quell'episodio che
continua a tormentargli i sogni. L'uomo vive nella tranquilla Atlanta, in
una villetta isolata insieme alla moglie Jane, una giornalista. Bukowski
(Giovanni Lombardo Radice) sarà il primo a rivelare i sintomi del virus (questo
uno dei titoli nella versione spagnola) attaccando dei ragazzi in
moto e distruggendo un grande magazzino. Durante l'arresto, morde anche la
mano di uno dei poliziotti diffondendo il contagio. Anche Thompson e
Hopper sono contagiati e improvvisamente la loro furia antropofaga si
scatena. Nell'ospedale dove sono ricoverati Bukowski e Thompson, rimarrà
vittima del contagio anche una dottoressa che li aiuterà a fuggire.
Riunitisi a Hopper tentano la fuga attraverso la cittadina, sempre
braccati dalla polizia che stringe il cerchio intorno ai fuggitivi, che
uccidono e sbranano chiunque si metta sul loro cammino. Il film finisce in
un bagno di sangue, Bukowski, Thompson e la dottoressa vengono uccisi
dalla polizia, mentre Hopper riesce a tornare a casa anche se morente. In un ultimo momento
di lucidità si suicida, uccidendo anche la moglie contagiata dal morbo e
condannata ad un destino peggiore. Un ultimo atto d'amore in un film duro
e violento.
|
Curiosità e Racconti
|
"Apocalypse
Domani" è
stato il primo film che ho fatto con
Antonio come Aiuto Regista, e ne ho un ottimo ricordo. Lo girammo
interamente ad Atlanta sfruttando una bellissima ambientazione, nel complesso
fu un film facile e non ricordo particolari problemi. Molti invece sono i
ricordi divertenti, come la notevole differenza in altezza tra l'attrice
Elizabeth Turner e John Saxon (lei era alta oltre un metro e ottanta, lui
no...) cosa che costrinse l'attrice a recitare quasi sempre scalza, e noi
a costruire dei piccoli camminamenti fatti di pedane alte sette o
otto centimetri su cui Saxon le camminava a fianco quando erano vicini.
Oppure una scena in cui veniva sfondata la vetrina di un centro
commerciale... La produzione fece sostituire la vetrina, montando un
cristallo temperato che sarebbe dovuto esplodere in mille frammenti con
grande facilità, durante la preparazione eravamo tutti molto cauti e
attenti a non toccare il "fragilissimo" cristallo, poi
iniziarono le riprese. La dovemmo girare almeno dieci volte, il cristallo
sembrava indistruttibile, neanche fosse stato antiproiettile. Alla fine
risolvemmo con il capo macchinista Sergio Profili, (grande amico di
Antonio e mio, scomparso ormai da molti anni) nascosto sotto
l'inquadratura e riparato da un grosso panno nero, che quando vedeva
arrivare la palla da baseball che avrebbe dovuto sfondare il vetro, lo colpiva con
una potente martellata da sotto. Sergio aveva una forza inaudita, l'unico
uomo cha abbia mai visto svitare i bulloni a mani nude, e la scena riuscì
al primo tentativo. In
quel film feci anche una piccola parte: ero il primo agente di polizia che viene contagiato dal virus e
che attacca
una donna poliziotto mordendole il seno. Per fortuna morivo quasi subito.
Antonio spesso utilizzava persone della troupe nei film facendogli fare dei
personaggi secondari, spesso per poterli avere sottomano in qualsiasi
momento se decideva di cambiare il programma e girare una scena aggiunta. Personalmente
credo di essere
apparso in almeno una decina dei suoi film, ed in quasi tutti finivo ammazzato, in modo più o meno cruento, come ne "L'Ultimo
cacciatore" dove venivo trafitto da una trappola Vietcong irta di
lance ricavate da canne di bamboo, e morivo con tutte le budella al vento. Forse Antonio voleva liberarsi di me... Edoardo
Margheriti |
|
|
Commenti
|
dal
Sito: Splatter
Container
|
|
Apocalypse
Domani inizia in pieno conflitto del Vietnam; un
plotone di marines americani libera dalla prigionia due
commilitoni, i soldati Thompson (Tony
King) e Bukowski (Giovanni
Lombardo Radice), ridotti alla fame e resi folli dai
supplizi perpetrati dai vietcong. Mentre cerca di tirarli fuori
dalla fossa, il capitano Norman Hopper (John
Saxon) viene morso da uno di loro; un episodio in
apparenza insignificante, ma che sarà destinato nel proseguimento
della vicenda a scatenare drammatiche conseguenze. La storia si
sposta qualche anno avanti in territorio americano, quando il
soldato Bukowski viene dimesso dall’ospedale psichiatrico in cui
è stato internato dopo il congedo. Sembra tornare ad un ritmo di
vita normale, ma un episodio scatenerà in lui un impeto di
follia: mentre si trova in un cinema, osserva una coppia davanti a
lui che amoreggia; preso da un irresistibile impulso, morde la
donna al collo. Scappa inseguito da alcuni passanti che riesce a
seminare rifugiandosi in un supermarket: qui ha modo di rimediare
armi e munizioni con le quali eliminerà chiunque tenti di
fermarlo. Le forze dell’ordine giungono in massa, ma non
riescono a stanare la preda dal suo nascondiglio. Decidono allora
di rivolgersi all'ex-superiore di Bukowski, Hopper, che riesce a
convincere quest'ultimo ad arrendersi e a tornare nuovamente in
ospedale. Ma la follia sembra aver messo radici e dilagherà in
breve tempo: insieme all’ex compagno d’armi Thompson (ricoverato
anch’egli in psichiatria), provocheranno disordini che
coinvolgeranno pazienti e inservienti. Il problema sembra essere
un virus altamente contagioso contenuto nella saliva dei due
soldati, che si propaga attraverso il contatto con il sangue.
Anche Hopper (dopo l’episodio del Vietnam)
non è immune al contagio e provocherà danni irreparabili, tanto
da ergersi a paladino in difesa di Bukowski e Thompson. L'epidemia
è ormai iniziata ed ignari cittadini stanno per diventare vittime
di questa spaventosa piaga.
Il
titolo del film scelto dalla produzione trae in inganno lo
spettatore: esso non ha nulla a che spartire con un ipotetico
sequel del più famoso Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, a
cui fa riferimento solo nominalmente. Antonio
Margheriti, Dardano Sacchetti
e Josè Luis Martinez
realizzano una sceneggiatura coerente col soggetto, una storia che
tutto sommato non annoia e che tenta di dare una spiegazione
scientifica all’atto cannibalico: non rituale o antropologico
come in quasi tutti i film sul genere, ma sotto forma di un virus
estremamente pericoloso. Un percorso già tracciato, seppur con le
dovute differenze ambientali e tematiche, da registi come George
Romero (La Città Verrà
Distrutta All’Alba) e David
Cronenberg (Rabid, Sete di
Sangue). La scenografia americana fa da corollario alla
follia di uomini che hanno subito le torture psico-fisiche della
guerra del Vietnam, tornando in patria con l’eredità di una
malattia senza cura. Da claustrofobia la fuga degli ex-soldati
nelle condutture fognarie nella parte finale del film, scandita
magistralmente dalle musiche di Alexander
Blonksteiner.
Bravi
gli attori principali, due esperti del cinema di genere italiano
come John Saxon e Giovanni
Lombardo Radice, presente sotto lo pseudonimo di John
Morghen. In un ruolo minore troviamo anche il figlio del regista,
Edoardo Margheriti, mentre dietro il nome di Cindy
Hamilton si cela l’italianissima Cinzia
De Carolis. Gli effetti speciali non sono esagerati, ma
vengono realizzati col solito mestiere da Giannetto
De Rossi, in quel periodo l’alternativa italiana a Tom
Savini.
Da segnalare un paio di dettagli curiosi ed importanti, a
sottolineare il valore dell’idea di Margheriti. Lombardo Radice
interpreta il ruolo di Charles Bukowski: nella realtà si tratta
di un famoso scrittore che racconta dell’emarginazione e della
vita allo sbando (libri come Musica per
Organi Caldi e Storie di Ordinaria Follia ne sono un esempio),
esattamente come il ruolo interpretato da Radice! Il tema
dell’assedio del disadattato Bukowski al supermarket, il
tentativo dell’ufficiale di convincere il suo soldato ad
abbandonare la sua personale crociata, ritornerà prepotentemente
un paio di anni dopo nel film Rambo con
Richard Crenna al posto di John Saxon e Sylvester Stallone in
quello di Giovanni Lombardo Radice.
Coincidenze?
Un titolo che meriterebbe di essere rivalutato.
Un
ringraziamento all'ottimo sito Splatter Container
|
|