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Antonio Margheriti .com

 

 

 

 

 

 

"Danza Macabra"

"Castle of Blood"

Italia - (1963)

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In assoluto uno dei migliori film di Antonio Margheriti, forse il suo capolavoro, per cui mi scuserete se mi dilungherò su questa scheda. 

Un'opera stupenda, interpretata mirabilmente da Barbara Steele e Georges Riviere, dove ogni inquadratura denota cura e gusto particolare, sostenuta da un'ottima fotografia fatta di chiaroscuri e forti contrasti esaltati dal bianco e nero, che dona mistero e fascino al film ed ai suoi interpreti. Il film, scritto da Giovanni Grimaldi e Bruno Corbucci, originariamente doveva essere diretto da Sergio Corbucci, che fu però costretto a rinunciarvi a causa di altri impegni di lavoro precedentemente presi. Fu proprio lui a suggerire al produttore Giovanni Addessi di scritturare Margheriti, che stimava e conosceva bene.

 

Antonio lesse la sceneggiatura ed accettò subito: "Nella vita di un regista, capita poche volte di avere tra le mani una grande sceneggiatura. Quella di Danza Macabra fu la migliore che mi sia mai capitata".

Così diresse il suo primo film Horror-Gotico; un genere in cui avrebbe poi eccelso, diventando uno dei maggiori esponenti del genere in Italia. Spesso, negli anni a seguire è stato associato da critici e scrittori a Mario Bava e Riccardo Freda, che erano suoi ottimi amici, definendoli: "La triade fondante il genere Fantastico e Horror in Italia". "Danza Macabra" è stato realizzato in sole due settimane, usando tre macchine da presa contemporaneamente, e girando una media di otto minuti di montato al giorno, una cosa quasi  impossibile, ma Antonio ci riuscì. Ci riuscì perché era un grande tecnico prima che un bravo artista, e aveva tutte le inquadrature già chiare nella sua testa insieme al montaggio ben definito, per cui girava l'essenziale, evitando di sprecare minuti preziosi e pellicola in parti di inquadrature che non avrebbe poi montato. Furono bravissimi gli interpreti a stargli dietro, lavorando in modo così veloce che a volte non capivano nemmeno a quale scena appartenesse il pezzo che stavano girando, ma avevano una fiducia cieca nel regista che gli dimostrava di avere le idee chiare, e questo gli bastava. 

 

Un enorme aiuto lo ricevette dal direttore della fotografia: Riccardo Pallottini, che fece una splendida fotografia usando pochissime lampade e preparando i set in pochi minuti. Con Riccardo nacque una forte e sincera amicizia che andò avanti per anni, infatti sarà l'operatore di oltre la metà dei suoi film.

 

Antonio dà prova di doti fuori dal comune nella realizzazione di questo genere Gotico-orrorifico, che però abbandona presto, (ne realizzerà solamente quattro) per dedicarsi a storie d'azione e di avventura che lo intrigano maggiormente. Un vero peccato, a mio avviso, per il genere horror italiano a cui avrebbe potuto regalare altri capolavori simili a "Danza Macabra", "La Vergine di Norimberga", "I lunghi capelli della Morte", "Nella stretta morsa del Ragno", quest'ultimo un remake di Danza Macabra, realizzato dieci anni dopo. 

Nei suoi quasi sessanta film, spesso gli era balenata l'idea di rifare un horror in stile, e molti validi soggetti nascevano dalla sua fervida fantasia, ma venivano subito abbandonati per realizzare altri film, più ricchi di effetti speciali, con esplosioni di treni, aerei, elicotteri, case e interi villaggi, o crolli di dighe, ponti e templi. La cosa in assoluto che lo divertiva di più. 

 

"Danza Macabra" però fu il suo capolavoro, ed Antonio lo sapeva, aveva realizzato un'opera che non sarebbe mai invecchiata, mantenendo il suo fascino inalterato negli anni. E forse fu questo il motivo per cui non insisteva nel proporne altri, sapendo che sarebbe stato molto difficile riuscire ad eguagliarlo.  

Edoardo Margheriti

 

Scheda Tecnica

 

Titolo

Danza Macabra

Altri Titoli

Terrore (Lav) - Castle of Blood - Castle of Terror (USA) 

Danze Macabre (Fra)

Genere

Horror - Gotico

Anno di Produzione

1963

Durata

90'

B/N - Colore

B/N

Distribuzione

Unidis - Globe Intl.

Produzione

Vulsinia Film

Regia

Antonio Margheriti (Anthony Dawson)

Soggetto

Giovanni Grimaldi

Bruno Corbucci 

Sceneggiatura

Giovanni Grimaldi

Bruno Corbucci

Fotografia

Riccardo Pallottini

Scenografie

Ottavio Scotti

Montaggio

Otello Colangeli

Musiche

Riz Ortolani

Organizzatore

Giovanni Addessi

Aiuto Regia

Ruggero Deodato

Cast

Barbara Steele

Ruolo

Elizabeth Blackwood

Georges Rivière

Alan Porter

Margaret Robsham

Julia

Silvano Tranquilli

Edgar Allan Poe

Salvo Randone

 

Umberto Raho

 

Silvia Sorrente

 

 

Trama

di:  Edoardo Margheriti

Nella provincia londinese, un giornalista, Alain Foster, viene inviato ad intervistare Edgar Allan Poe sui suoi racconti del terrore, e si dimostra scettico quando Poe gli confessa che le sue storie sono realmente accadute, e lui non è un romanziere, bensì un cronista. Per scommessa, Alan accetta di passare la notte dei morti, il due novembre, da solo nel castello abbandonato di Lord Blackwood. Se passerà la notte senza fuggire, all'alba riceverà dallo stesso Lord, una ricompensa di cento sterline. Alan, si reca nel castello, dove incontra una bellissima donna, Elizabeth Blackwood, e non si rende conto che si tratta di uno spettro, di una "non morta". Durante quella lunga notte che sembra non avere fine, lei gli farà rivivere le vicende che la portarono alla morte insieme agli altri fantasmi che affollano il castello in quella notte d'orrore. Alan si lascia coinvolgere dalla sua bellissima ospite, e finirà per innamorarsene, senza rendersi conto di essere lui la prossima vittima sacrificale di cui gli spettri hanno bisogno per poter tornare in vita, almeno per una sola notte. Poco prima dell'alba, quando tutti i fantasmi/vampiri risorgono e lo inseguono per ucciderlo, Elizabeth lo difende, aiutandolo a fuggire e sacrificando così la sua stessa esistenza. L'alba arriva ed il fantasma della donna si dissolve, lasciando Alan in salvo vicino al cancello. Ma il destino decide di tenerli uniti, il cancello si chiude con un colpo di vento, innaturale e misterioso, colpendo l'uomo alla nuca con uno dei suoi ferri uncinati. Alan muore così, in piedi, mentre sente la voce di Elizabeth risuonargli nella testa: "Alan.. sei rimasto per me?...."  - "Si..." -

 

Critiche

dal libro: Danze Macabre, di Fabio Giovannini 

Nel 1963 Antonio Margheriti firma quello che resta probabilmente il suo capolavoro: "Danza Macabra". Il film ha un andamento circolare, o meglio a cerchi concentrici, con i fantasmi (una sorta di vampiri senza canini appuntiti) costretti a ripetere all'infinito i loro delitti. La "danza macabra" eseguita dagli spettrali ospiti del castello simboleggia appunto il fato di questi morti viventi in carne ed ossa, ancora capaci di amare oltre che di uccidere in una sorta di universo parallelo. I livelli di lettura del film  sono innumerevoli e ne fanno un'opera che andrebbe valutata criticamente alla pari con pellicole d'autore come quelle (il paragone non sembri esagerato) di Ingmar Bergman. 

 

Margheriti gioca tra l'altro sull'identificazione tra lo spettatore ed il protagonista: entrambi assistono ad avvenimenti assurdi, irreali, entrambi sono bloccati e non possono intervenire in ciò che accade. La destabilizzazione del pubblico diventa totale nella conclusione, assolutamente priva di lieto fine, dato che il protagonista muore e gli spettri, si presume, continueranno a riapparire ogni anno, senza trovare pace.

 

Al contrario degli horror anglo-americani dell'epoca, Margheriti non permette nessuna consolazione al pubblico. Il lieto fine, con i mostri distrutti ed i "buoni" sani e salvi, si ribalta completamente. E' l'approdo a cui il cinema americano arriverà solo molti anni dopo, con film dal doppio finale o dal finale aperto, grazie a registi come George Romero, John Carpenter e Brian De Palma

 

Antonio Margheriti, in Italia, gli aveva già indicato la strada nel 1963. In "Danza Macabra" l'eros è un tema forte e centrale. Margheriti si avvicinerà ad un tema che tornerà più volte nel suo cinema: il lesbismo. Sono infatti espliciti i baci tra Margaret Robsham e Barbara Steele. Inoltre Sylvia Sorrente appare a seno nudo in un'audace scena di vestizione. Per queste sequenza di amore saffico e di nudo il film fece scandalo. Il film a poco a poco è diventato oggetto di culto, e in anni recenti ha ottenuto i giusti riconoscimenti dalla critica internazionale.

 

Fabio Giovannini

                  

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