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In
assoluto uno dei migliori film di Antonio Margheriti, forse il suo
capolavoro, per cui mi scuserete se mi dilungherò su questa scheda.
Un'opera stupenda, interpretata mirabilmente da Barbara Steele e Georges
Riviere, dove ogni inquadratura denota cura e gusto particolare, sostenuta
da un'ottima fotografia fatta di chiaroscuri e forti contrasti esaltati
dal bianco e nero, che dona mistero e fascino al film ed ai suoi
interpreti. Il film, scritto da Giovanni Grimaldi e Bruno Corbucci,
originariamente doveva essere diretto da Sergio Corbucci, che fu però
costretto a rinunciarvi a causa di altri impegni di lavoro precedentemente
presi. Fu proprio lui a suggerire al produttore Giovanni Addessi di
scritturare Margheriti, che stimava e conosceva bene.
Antonio
lesse la sceneggiatura ed accettò subito: "Nella vita di un
regista, capita poche volte di avere tra le mani una grande sceneggiatura.
Quella di Danza Macabra fu la migliore che mi sia mai capitata". Così
diresse il suo primo film Horror-Gotico; un genere in cui avrebbe poi
eccelso, diventando uno dei maggiori esponenti del genere in Italia.
Spesso, negli anni a seguire è stato associato da critici e scrittori a
Mario Bava e Riccardo Freda, che erano suoi ottimi amici, definendoli:
"La triade fondante il genere Fantastico e Horror in Italia".
"Danza Macabra" è stato realizzato in sole due settimane, usando tre
macchine da presa contemporaneamente, e girando una media di otto minuti
di montato al giorno, una cosa quasi impossibile, ma Antonio ci
riuscì. Ci riuscì perché era un grande tecnico prima che un bravo
artista, e aveva tutte le inquadrature già chiare nella sua testa insieme
al montaggio ben definito, per cui girava l'essenziale, evitando di
sprecare minuti preziosi e pellicola in parti di inquadrature che non
avrebbe poi montato. Furono bravissimi gli interpreti a stargli dietro,
lavorando in modo così veloce che a volte non capivano nemmeno a quale scena
appartenesse il pezzo che stavano girando, ma avevano una fiducia cieca
nel regista che gli dimostrava di avere le idee chiare, e questo gli
bastava. Un enorme aiuto lo ricevette dal direttore della fotografia:
Riccardo Pallottini, che fece una splendida fotografia usando pochissime
lampade e preparando i set in pochi minuti. Con Riccardo nacque una forte
e sincera amicizia che andò avanti per anni, infatti sarà l'operatore di
oltre la metà dei suoi film. Antonio
dà prova di doti fuori dal comune nella realizzazione di questo genere
Gotico-orrorifico, che però abbandona presto, (ne realizzerà solamente quattro) per
dedicarsi a storie d'azione e di avventura che lo intrigano maggiormente.
Un vero peccato, a mio avviso, per il genere horror italiano a cui avrebbe
potuto regalare altri capolavori simili a "Danza Macabra",
"La Vergine di Norimberga", "I lunghi capelli della
Morte", "Nella stretta morsa del Ragno", quest'ultimo un
remake di Danza Macabra, realizzato dieci anni dopo. Nei
suoi quasi sessanta film, spesso gli era balenata l'idea di rifare un
horror in stile, e molti validi soggetti nascevano dalla sua
fervida fantasia, ma venivano subito abbandonati per realizzare altri
film, più ricchi di effetti speciali, con esplosioni di treni, aerei,
elicotteri, case e interi villaggi, o crolli di dighe, ponti e templi. La
cosa in assoluto che lo divertiva di più. "Danza
Macabra" però fu il suo capolavoro, ed Antonio lo sapeva, aveva realizzato
un'opera che non sarebbe mai invecchiata, mantenendo il suo fascino
inalterato negli anni. E forse fu questo il motivo per cui non insisteva
nel proporne altri, sapendo che sarebbe stato molto difficile riuscire ad
eguagliarlo. Edoardo
Margheriti |
Scheda
Tecnica
Titolo
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Danza
Macabra
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Altri Titoli
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Terrore (Lav) - Castle of Blood
- Castle of Terror (USA)
Danze Macabre (Fra)
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Genere
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Horror - Gotico
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Anno di Produzione
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1963
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Durata
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90'
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B/N - Colore
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B/N
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Distribuzione
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Unidis - Globe Intl.
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Regia
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Antonio
Margheriti (Anthony Dawson)
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Soggetto
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Giovanni Grimaldi
Bruno Corbucci
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Sceneggiatura
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Giovanni Grimaldi
Bruno Corbucci
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Fotografia
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Scenografie
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Ottavio Scotti
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Montaggio
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Musiche
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Riz Ortolani
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Organizzatore
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Giovanni Addessi
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Aiuto Regia
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Ruggero Deodato
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Cast
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Ruolo
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Elizabeth Blackwood
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Georges Rivière
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Alan Porter
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Margaret Robsham
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Julia
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Silvano
Tranquilli
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Edgar Allan Poe
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Salvo Randone
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Umberto Raho
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Silvia Sorrente
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Trama
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di:
Edoardo Margheriti
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Nella
provincia londinese, un giornalista, Alain Foster, viene inviato ad intervistare
Edgar Allan Poe sui suoi racconti del terrore, e
si dimostra scettico quando Poe gli confessa che le sue storie sono
realmente accadute, e lui non è un romanziere, bensì un cronista. Per
scommessa, Alan accetta di passare la notte dei morti, il due novembre, da
solo nel castello abbandonato di Lord Blackwood. Se passerà la notte
senza fuggire, all'alba riceverà dallo stesso Lord, una ricompensa di
cento sterline. Alan, si reca nel castello, dove incontra una bellissima
donna, Elizabeth Blackwood, e non si rende conto che si tratta di uno
spettro, di una "non morta". Durante quella lunga notte che
sembra non avere fine, lei gli farà
rivivere le vicende che la portarono alla morte insieme agli altri fantasmi che
affollano il castello in quella notte d'orrore. Alan si lascia coinvolgere
dalla sua bellissima ospite, e finirà per innamorarsene, senza rendersi
conto di essere lui la prossima vittima sacrificale di cui gli spettri hanno bisogno per poter
tornare in vita, almeno per una sola notte. Poco prima dell'alba, quando
tutti i fantasmi/vampiri risorgono e lo inseguono per ucciderlo, Elizabeth
lo difende, aiutandolo a fuggire e sacrificando così la sua stessa
esistenza. L'alba arriva ed il fantasma della donna si dissolve, lasciando
Alan in salvo vicino al cancello. Ma il destino decide di tenerli uniti,
il cancello si chiude con un colpo di vento, innaturale e misterioso,
colpendo l'uomo alla nuca con uno dei suoi ferri uncinati. Alan muore
così, in piedi, mentre sente la voce di Elizabeth risuonargli nella
testa: "Alan.. sei rimasto per me?...." -
"Si..." -
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Critiche
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dal libro: Danze Macabre, di
Fabio Giovannini
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Nel
1963 Antonio Margheriti firma quello che resta probabilmente il suo
capolavoro: "Danza Macabra". Il film ha un andamento circolare, o meglio a
cerchi concentrici, con i fantasmi (una sorta di vampiri senza canini
appuntiti) costretti a ripetere all'infinito i loro delitti. La
"danza macabra" eseguita dagli spettrali ospiti del castello
simboleggia appunto il fato di questi morti viventi in carne ed ossa,
ancora capaci di amare oltre che di uccidere in una sorta di universo
parallelo. I livelli di lettura del film sono innumerevoli e ne
fanno un'opera che andrebbe valutata criticamente alla pari con pellicole
d'autore come quelle (il paragone non sembri esagerato) di Ingmar
Bergman.
Margheriti
gioca tra l'altro sull'identificazione tra lo spettatore ed il
protagonista: entrambi assistono ad avvenimenti assurdi, irreali, entrambi
sono bloccati e non possono intervenire in ciò che accade. La
destabilizzazione del pubblico diventa totale nella conclusione,
assolutamente priva di lieto fine, dato che il protagonista muore e gli
spettri, si presume, continueranno a riapparire ogni anno, senza trovare
pace.
Al
contrario degli horror anglo-americani dell'epoca, Margheriti non permette
nessuna consolazione al pubblico. Il lieto fine, con i mostri distrutti ed
i "buoni" sani e salvi, si ribalta completamente. E' l'approdo a
cui il cinema americano arriverà solo molti anni dopo, con film dal
doppio finale o dal finale aperto, grazie a registi come George Romero,
John Carpenter e Brian De Palma.
Antonio Margheriti, in Italia, gli aveva
già indicato la strada nel 1963. In "Danza Macabra" l'eros è
un tema forte e centrale. Margheriti si avvicinerà ad un tema che
tornerà più volte nel suo cinema: il lesbismo. Sono infatti espliciti i
baci tra Margaret Robsham e Barbara Steele. Inoltre Sylvia Sorrente appare
a seno nudo in un'audace scena di vestizione. Per queste sequenza di amore
saffico e di nudo il film fece scandalo. Il film a poco a poco è
diventato oggetto di culto, e in anni recenti ha ottenuto i giusti
riconoscimenti dalla critica internazionale.
Fabio
Giovannini |
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