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Tre
anni dopo aver diretto "Danza Macabra", Antonio torna al genere
Horror con un'altro film magistralmente interpretato dalla bellissima Barbara
Steele l'attrice "Icona" del genere Gotico Fantastico. Insieme al
suo direttore della fotografia Riccardo Pallottini,
Antonio decide di riutilizzare il bianco e nero, e non più per i meri motivi economici
del passato (il negativo in bianco e nero costava meno) ma per tentare di bissare il
fascino fotografico di "Danza Macabra". Quest'opera oltretutto
vi si addiceva maggiormente trattando una storia ambientata nel XVI
secolo. Il film non era fra i preferiti di Antonio, che lo definiva più
un film storico che non dell'orrore, ma un giorno che feci delle critiche,
su alcune scene che non mi erano piaciute, lo difese a spada tratta,
dimostrando che in fondo amava tutte le sue creature allo stesso modo, non
faceva distinzione tra "figli" e "figlietti". E poi
nel film c'era Barbara Steele, di cui credo Antonio fosse infatuato, (se
non altro per il modo come guardava l'ingrandimento di una sua fotografia
che custodiva gelosamente nel suo studio) per cui quel film aveva un posto speciale
nella sua memoria. Il titolo venne preso da un'altra
sceneggiatura di Ernesto
Gastaldi, quella de: "La Cripta e
l'Incubo" di Camillo Mastrocinque, tratto dal racconto "Carmilla"
di Le Fanu. Nel film c'è anche un'altro collegamento con quel racconto, ed è il nome del personaggio interpretato da Barbara
Steele: Mary Karnstein, proprio come il nome della casata della "Carmilla"
di Le Fanu. Edoardo
Margheriti |
Scheda
Tecnica
Titolo
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I Lunghi capelli
della Morte
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Altri Titoli
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The Long hair of
Death (USA) La Sorciere Sanglante (Fra)
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Genere
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Horror
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Anno di Produzione
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1964
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Durata
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98'
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B/N - Colore
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B/N
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Distribuzione
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Unidis
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Regia
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Antonio
Margheriti (Anthony Dawson)
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Soggetto
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Sceneggiatura
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Ernesto Gastaldi
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Fotografia
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Scenografie
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George Greenwood
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Montaggio
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Mario Serandrei
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Musiche
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Evirust
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Cast
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Barbara Steele
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Ruolo
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Mary
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Giorgio Ardisson
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Kurt
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Halina Zalewska
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Elizabeth
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Robert Rains
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Laureen Nuyen
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Trama
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dal sito: www.cinematografo.it |
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Verso
la fine del XVI secolo, accusata di aver ucciso il conte Franz, Adele
Karnestein viene bruciata sul rogo. Elizabeth, sua figlia, è allevata al
castello e, divenuta grande, è costretta a sposare il conte Kurt,
malvagio autore dell'assassinio. Le maledizioni profferite dalla
sventurata Adele s'avverano: la peste imperversa e il conte Humbolt, padre
di Kurt, muore per l'improvvisa apparizione di una sconosciuta, nella
quale egli ravvisa Mary, la primogenita di Adele da lui sedotta ed uccisa
anni prima. Kurt s'infiamma d'improvviso amore per la sconosciuta e
decide, insieme con lei, di uccidere Elizabeth. Il corpo della donna però
sparisce, mentre tutti nel castello continuano a parlarne come di persona
viva. Ciò spinge prima al terrore e poi alla follia Kurt, che si sente
perseguitato da un fantasma. Nella cripta del castello egli scopre la
verità: Elizabeth è viva mentre Mary è il fantasma di sua sorella venuta
a compiere la vendetta in nome della madre ingiustamente uccisa. Attratto
dal maleficio del fantasma, Kurt si trova rinchiuso e imbavagliato in un
fantoccio, destinato ad essere bruciato nei giardini del castello durante
una festa. Sarà la stessa Elizabeth ad appiccargli il fuoco. |
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Recensioni
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Recensione di: Corrado
Artale |
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"I
lunghi capelli della Morte" è un esempio di quanto il
termine “gotico” s’adattasse alle pellicole fantastico-orrorifiche
nostrane realizzate negli anni 60' più di quanto si possa dire di tanti
prodotti inglesi e americani dell’epoca. In questo elegante horror
firmato da Antonio Margheriti,
confluiscono tutti gli elementi cari al romanzo nero ottocentesco:
sadici castellani che insidiano fanciulle indifese e ordiscono crudeli
assassinii ai danni della loro stessa stirpe, innocenti vittime di
diaboliche macchinazioni, spettri femminili che abbandonano la tomba per
compiere la loro vendetta, ed un raccapricciante rogo purificatore a
conclusione della vicenda. La suggestiva ambientazione medievale fa
pensare alle ballate macabre trecentesche sul trionfo della Morte: e la
"Mietitrice" trionfa davvero, falciando indistintamente giusti
ed empi col flagello della peste nera. Se il fuoco purificherà la
malvagità di chi ha tramato contro la vita della giovane protagonista,
sarà l’acqua a mondare il villaggio dagli effetti del grande morbo;
elemento questo che ritroviamo spesso nei canovacci soprannaturali del
periodo: (il primo esempio che torna alla memoria è "Cinque
tombe per un medium", di Massimo
Pupillo). Memorabile la
sequenza del funerale al vecchio castellano, magistralmente fotografata e
carica di una forza evocativa degna dei racconti di Poe, coi monaci che
intonano il Requiem e i nobili che pregano affinché venga scongiurata
l’epidemia (come non pensare a "La
Maschera della Morte Rossa"?).
Realmente efficaci gli effetti
speciali, artigianali ma ben confezionati: da segnalare la ricomposizione
del volto decomposto di Barbara Steele e lo scheletro nell’ossario
animato da un topo nascosto fra le vesti. Corrado
Artale |
dal
Libro: "Danze Macabre" di Fabio Giovannini (ed. Profondo Rosso)
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Come
in "Danza Macabra", anche in questo caso Margheriti si conferma il
"Bergman dell'orrore", grazie ad una storia senza personaggi
positivi, dove le streghe non sono peggiori dei "normali". In
un'atmosfera angosciosa e inquietante, tra cadaveri mangiati dai topi, si
fondono perfettamente il macabro, il cimiteriale, il gotico, il morboso. E
la vicenda si snoda in un crescendo che culmina nel finale, con
l'agghiacciante manichino avvolto dalle fiamme. Barbara Steele interpreta
un personaggio "doppio", come le è accaduto molte volte nella
sua carriera: questa volta è un fantasma vendicatore che secondo
Margheriti ricopre un ruolo simile a quello di Clint Eastwood nei film di
Sergio Leone. Mary infatti è una sorta di giustiziere che torna
dall'aldilà, capace di portare alla follia con le armi della seduzione.
Fabio
Giovannini
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