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Remake
di "Danza Macabra", uno dei
capolavori di Antonio, che decide di
rifare dieci anni dopo. Questa volta
deve rinunciare alla magia resa dal bianco e nero ed è costretto a
girarlo a colori e con altri Direttori della Fotografia: Memmo e Sandro
Mancori, due fratelli con cui Antonio lavorerà molto in seguito, dopo la
tragica scomparsa di Riccardo
Pallottini (in assoluto il suo preferito). Il film,
a livello tecnico ed emozionale, equivale il suo predecessore,
e in alcune atmosfere riesce ad essere addirittura migliore. La scena aggiunta
sui titoli di testa tratta dal racconto breve "Berenice" di Edgar Allan Poe è molto
suggestiva, e l'incredibile interpretazione resa da Klaus Kinski nel ruolo
del folle romanziere è da antologia. Per alcuni critici e cinefili,
non ultimo il parere, a mio avviso fra i più autorevoli ed importanti, di Davide
Pulici, questo film è addirittura
dieci volte migliore dell'originale. Ma non era così per Antonio,
legato da un sentimento particolare nei confronti di "Danza
Macabra". Comunque, a mio avviso, il film è più ricco, le
scenografie indubbiamente migliori, le musiche incredibilmente efficaci, e
tutto denota una grande cura. Anthony Franciosa non ci fa rimpiangere
Georges Riviere, ma si sente assolutamente la mancanza di Barbara
Steele,
un'attrice inimitabile, con cui nessuna altra attrice, per quanto brava e
bella, avrebbe mai potuto
competere. Con
questo film Antonio si è guadagnato per anni la fama di essere stato l'unico regista
al mondo ad aver rifatto se stesso. Edoardo
Margheriti |
Scheda
Tecnica
Titolo
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Nella stretta morsa
del Ragno
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Altri Titoli
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Web of the Spider
(USA) - Prisonnier de l'araignée (Fra)
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Genere
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Horror
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Anno di Produzione
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1971
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Durata
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109'
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B/N - Colore
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C
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Distribuzione
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Panta Cin.ca
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Produzione
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DC 7 - Terra
Filmkunst - Paris Cannes Production
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Regia
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Antonio
Margheriti (Anthony M. Dawson)
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Soggetto
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Bruno Corbucci
Giovanni Grimaldi
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Sceneggiatura
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Bruno Corbucci
Giovanni Grimaldi
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Fotografia
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Guglielmo Mancori
Sandro Mancori
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Scenografie
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n.a.
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Montaggio
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Musiche
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Cast
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Anthony Franciosa
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Ruolo
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Alan Foster
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Michele Mercier
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Elizabeth Blackwood
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Klaus Kinski
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Edgar Allan Poe
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Karin Field
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Peter Carsten
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Dottor Camus
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Silvano Tranquilli
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Blackwood
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Irina Malewa
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Trama
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dal sito: www.cinematografo.it |
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Alan
Foster, giornalista americano a Londra, incontra in una bettola lo
scrittore Edgar Allan Poe, al quale manifesta il proprio scetticismo circa
l'attendibilità dei suoi racconti del terrore. Lo scrittore lo sfida
allora a trascorrere la notte del 2 novembre in un castello di sua
proprietà, dal quale mai nessuno è uscito vivo. Accettata la sfida, Alan
si introduce nel castello dove, davanti a lui, riprendono corpo i defunti
personaggi che vi abitarono, per rivivere i drammatici avvenimenti durante
i quali trovarono morte violenta. Trasformati in vampiri, gli abitatori
del castello tentano di aggredire Alan per saziarsi del suo sangue.
Scampato a stento alla sua atroce sorte, il giornalista esce dal castello
alle prime luci dell'alba. Per una fatale disattenzione, trova però la
morte presso il cancello, dove lo stesso Poe lo rinviene trapassato da uno
spuntone di ferro.
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Curiosità e Racconti
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Margheriti
non aveva mai pensato di fare un remake di "Danza
Macabra". L'idea fu di
Giovanni Addessi, produttore anche del primo film, convinto che un remake a
colori, con un budget molto superiore, ed attori più noti sul mercato
internazionale, gli avrebbe garantito un grosso successo.
Antonio accettò
e si mise al lavoro. Come al solito il film andava fatto subito e quasi
senza preparazione, a causa degli impegni per la programmazione con i
distributori. Antonio non ebbe nemmeno il tempo di riadattare la
sceneggiatura salvo per la sequenza iniziale, infatti alcuni ritmi di
ripresa e molti dialoghi del film sono identici
all'originale.
Edoardo
Margheriti
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Recensioni
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di:
Corrado Artale
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Straordinario
remake di "Danza Macabra",
questo gioiellino del gotico nostrano dà ragione a quanti lodano
Margheriti per aver saputo “rifare sé stesso”. Magistrale
l’incipit, con la voce fuori campo di Poe che fa da commento alla
narrazione visiva del racconto "Berenice";
un vero film nel film, una sorta di episodio slegato dal resto della
vicenda che prende lo spettatore allo stomaco, immergendolo nella
sporcizia e nel fango, illudendolo che siano sue le mani che profanano la
tomba per riscuotere il macabro trofeo, l’oggetto di un’ossessione
feticista e incestuosa. Poe stavolta ha il volto demoniaco di Klaus
Kinski, ottimamente doppiato dal grande Graziani; e l’incauto
che s’imbarcherà in una vera e propria scommessa con la Morte
(e anche qui aleggia lo spirito del tenebroso scrittore di Boston:come non
ricordare quel capolavoro di umorismo nero che è "Non
Scommettete la Testa col Diavolo",
adattato per il grande schermo da Federico
Fellini col suo "Toby
Dammitt"?) accettando di
trascorrere la notte nella magione stregata appartenuta agli antenati
dello scrittore è Anthony Franciosa.
In
una splendida fotografia a colori la MdP segue il protagonista attraverso
i meandri più oscuri della villa, fra apparizioni seducenti e
ingannevoli, rivivendo tresche e delitti che hanno insanguinato i corridoi
della casa tanto tempo prima. Non morti e vampirismo, amori saffici e
truci vendette; è come se le barriere del tempo fossero abbattute,
precipitando lo sventurato ospite in un incubo che sembra svanire alle
prime luci dell’alba, ma riserverà un’ultima agghiacciante sorpresa a
quanti speravano in un happy end.
Pochi
i trucchi e il Grand Guignol, limitato alla materializzazione di uno
spettro,il cui volto scheletrico piano piano si ricompone fino ad assumere
fattezze illusoriamente vitali (espediente già
utilizzato dal regista in pellicole come "I
Lunghi Capelli della Morte").
Antonio
Margheriti ancora una volta preferisce concentrarsi maggiormente sulle
suggestioni e i risvolti scabrosi, mettendo a nudo le anime nere dei suoi
personaggi, in una cornice soprannaturale la cui inquietudine è legata
non tanto ad apparizioni di spettri sanguinanti quanto alla possibilità
che i crimini e le empietà commesse in vita sopravvivano alla tomba,
ripetendosi all'infinito in una sorta di circo degli orrori dove chi
assiste diventa suo malgrado parte integrante dello spettacolo.
Recensione
di: Corrado Artale |
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