Paragonato
agli altri film di questo filone realizzati da Antonio, appartenenti al
genere "peplum" e "fantasy" "I
Giganti di Roma" si colloca più nel genere
"storico" con degli ammiccamenti ai kolossal americani di
"guerra" che venivano prodotti all'epoca. L'idea di questo film
nasce dalla fantasia di Ernesto Gastaldi, che era anche l'autore de: "I
Lunghi capelli della morte" realizzato da Antonio in
quello stesso anno, e circa due anni dopo di: "A077
Sfida ai Killers" un film sul genere Spionistico alla
James Bond.
"I
Giganti di Roma" venne prodotto da Luciano Martino, al suo
primo film in veste di produttore, e da Mino Loy, che rimase un suo
collaboratore per oltre trent'anni. Il film era una rivisitazione del plot
principale de: "I Cannoni di Navarone",
scritto in versione antica Roma, durante la rivolta dei Galli e della
battaglia sostenuta dalle legioni di Giulio Cesare, con un drappello di
soldati inviati a distruggere una gigantesca catapulta che potrebbe
sconfiggere l'esercito di Cesare.
Come
dice lo stesso Gastaldi in un'intervista rilasciata al nostro sito: "Uno
dei film scritti da me che preferisco di Antonio è "I Giganti di
Roma", in quanto era il primo film che scrivevo per Luciano
Martino, mio collega sceneggiatore che debuttava come produttore. Sapevo
che c'era in ballo il suo futuro e una parte dell'eredità anticipatagli
dal padre. Cercai di curare molto quel copione. L'idea
di usare lo schema de "I Cannoni di Navarone"
venne in
seguito ad una chiacchierata tra me, Luciano Martino e l'altro socio
produttore Mino Loy. Piacque subito e mi impegnai al massimo: riperticai
perfino qualche battuta dal libro Cuore (Cesare è solo Cesare, ma tu sei
un eroe...)".
Questa
frase, che nel film viene detta a Claudio Marcello da un giovane soldato che sta per
morire crocefisso, in realtà non era mai piaciuta ad Antonio che la
trovava improbabile,
tanto che in una recente intervista rilasciata per uno special televisivo,
l'aveva anche denigrata, e ricordava che per poterla girare aveva pensato
un movimento di macchina che seguiva il protagonista e inquadrava il
giovane moribondo, proprio mentre diceva questa battuta, in pieno
controluce, con il sole alle spalle che entrava violentemente in macchina. E
inoltre raccontava che, per questa
sua inquadratura artistica, non essendo ancora esploso il fenomeno Lelouch,
ricevette un telegramma di protesta dai distributori americani che
lamentavano nel montaggio definitivo del film un "Difetto
tecnico". Fu difficile per Antonio convincerli che era stato fatto di
proposito, ma alla fine vi riuscì.
Edoardo
Margheriti