In
questo film Antonio crea una miscela sapiente tra film horror e peplum
avventuroso. Ma il clima è più condizionato dallo stile del film
dell'orrore, per la continua presenza di una figura misteriosa ed
animalesca, una specie di licantropo assassino, che scopriremo essere la
vittima di una pozione capace di trasformare gli uomini in bestie, una
specie di dottor Jeckill e Mr. Hide in epoca barbara. Lo stesso Ursus
rimarrà vittima della pozione offertagli dalla bella regina innamorata di
lui, che si rivelerà essere una strega che vuole usare il guerriero per
realizzare i suoi piani di conquista.
Antonio ha diretto questo film
con la collaborazione di Ruggero
Deodato, suo aiuto regista in molti
dei film precedenti, anche in veste di co-regista. Infatti mentre Antonio era
impegnato nella preparazione di un altro film "I
Giganti di Roma" che andava, come al solito, girato di corsa
per impegni già presi dal produttore con i vari distributori, Ruggero
Deodato effettuò la regia di buona parte di questo film. Conoscendo
bene lo stile di ripresa di mio padre ed avendo rivisto il film di
recente, posso dire che si può dividere il film al cinquanta per cento
fra i due registi. Si sente il cambio di mano, e la differenza, anche se
lieve, con le sequenze girate da Antonio; ovviamente tutte quelle che
comportano i suoi immancabili effetti speciali, in questo caso il
cedimento di una diga di tronchi e dell'acqua che travolge tutto quello
che incontra, così come alcune battaglie nel forte con
"L'avvoltoio" o le molte sequenze nelle caverne di "Palazzolo",
le sue preferite, (una serie di grotte e cunicoli situate sotto ad un
monastero, in prossimità del lago di Castel Gandolfo) dove si riconosce
il suo stile di ripresa, sempre in movimento, con la cinepresa a mano, e
spesso attraverso quinte ed oggetti in primo piano.
Anche se il film uscì
nelle sale con il solo nome di Antonio Margheriti, (All'epoca i
distributori non amavano le regia firmate a due nomi), so per certo che
avrebbe voluto che i meriti di Ruggero, per cui nutriva una profonda
stima, venissero riconosciuti anche dal pubblico. Per questo motivo, ho
suddiviso la regia di questa scheda fra entrambi, in eguale misura.
Edoardo
Margheriti