Nel
suo secondo Western, "Joko
invoca Dio.. e muori", Antonio collabora anche alla stesura della
sceneggiatura, inserendo nel film, già dal copione, un'atmosfera cupa e
gotica, appartenente più all' horror che non al filone western.
Il film
infatti inizia in maniera molto cruda e violenta: con lo squartamento di
un ragazzo da parte di cinque criminali, che lo hanno legato con delle
corde ai loro cavalli, per costringerlo a confessare dove si trovi Joko (che nella versione francese è stato adattato in
Django, famoso personaggio del nostro spaghetti western interpretato da
Franco Nero).
Quando i criminali capiscono che il ragazzo non parlerà,
spronano senza pietà i loro cavalli squartando il povero malcapitato. Tutto
il film è poi incentrato sulla vendetta di Joko che, uno ad uno, uccide i
responsabili consegnando ad ognuno di loro uno dei cinque frammenti di
corda insanguinata che ha trovato vicino alle spoglie del suo amico.
Un
buon film, dai ritmi sostenuti ed arricchiti dall'ottima padronanza di
Antonio della macchina de presa. "Joko
invoca Dio.. e muori" segna il primo esperimento di unione
tra western e horror, con ottimi risultati, che Antonio userà per
costruire la sua "opera magna" del genere western "E
Dio disse a Caino.." (1969) con il folle genio di Klaus
Kinski nella parte del protagonista. Uno dei cinque migliori film della
carriera di Antonio.
Edoardo
Margheriti